Vita aliena: a caccia di pianeti con un girasole

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La vita aliena potrebbe essere scovata grazie ad una navicella spaziale a forma di fiore. Il velivolo, in progettazione nei laboratori della Nasa, svolgerebbe la funzione di schermo di luce stellare, consentendo la visualizzazione di esopianeti, e quindi, chissà, la scoperta di vita al di fuori della Terra e del Sistema Solare.

Il progetto mira alla costruzione di una navicella a forma di girasole, chiamata 'starshade': questo particolare "design" consentirebbe al velivolo di fare ombra ai telescopi, nascondendo la potente luce delle stelle che spesso impedisce l'osservazione dei pianeti. Questi infatti ne emanano una estremamente debole, che viene di solito totalmente coperta da quella dei corpi celesti. Quello che succede, quindi, è simile ad un fenomeno di abbagliamento.

"[Starshade] è uno schermo specializzato nello spazio, che blocca la luce proveniente dalla stellaspiega Sara Seager, astrofisico del Mit e membro attivo del progetto - Solo quella del pianeta entra nel telescopio. Non è quello che facciamo di solito. […] Questo è l'unico modo per trovare qualcosa con un telescopio spaziale relativamente piccolo".

Vita aliena sharshade

E più aumenta la probabilità di vedere pianeti, più aumenta la probabilità di trovare la vita aliena. La domanda "Siamo soli nell'Universo" potrebbe avere una risposta? Se lo sono chiesti anche gli scienziati dell'Osservatorio vaticano e dell'Università dell'Arizona, riuniti per la conferenza 'La ricerca della vita oltre il Sistema Solare: esopianeti, firme biologiche e strumentazioni', che si è svolta dal 16 al 21 marzo a Tucson, in Arizona (Usa).

"Il raggiungimento di un obiettivo così ambizioso richiede tempo e pianificazione – afferma Daniel Apa, assistente professore di astronomia e scienze planetarie presso l'UA Steward Observatory e co-presidente dell'evento - L'obiettivo di questo incontro è quello di discutere come possiamo trovare la vita tra le stelle entro i prossimi due decenni".

Anche lo starshade, d'altronde, è una proposta di intervento, ma è necessario ancora molto lavoro, che servirà soprattutto a far combaciare i "petali" con le luci da schermare. Uno sforzo di ingegneria che potrebbe impegnare i ricercatori ancora per diverso tempo.

Roberta De Carolis

Foto: Space.com

Credit: C. Pulliam & D. Aguilar (CfA)

PHL @ UPR Arecibo

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