Voyager 1: la musica terrestre vola tra le stelle col Golden Record

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La Nasa lo ha confermato lo scorso giovedì: dopo 36 anni di viaggio nello spazio e mesi di acceso dibattito tra gli scienziati, un veicolo spaziale proveniente dalla Terra, la sonda Voyager 1, ha lasciato il nostro sistema solare per fare il suo trionfale accesso nello spazio interstellare. E Voyager 1 porta con sé strumenti scientifici. Tra questi, anche una placca d'oro che contiene una selezione di immagini, suoni e musica dal nostro pianeta.

Questo disco per grammofono include una dozzina di brani musicali provenienti da ogni parte del mondo. Nello spazio, anche una sonda gemella, lanciata lo stesso anno, Voyager 2. Questa viaggia ad una certa distanza da Voyager 1, sebbene sia guidata da una traiettoria diversa. Entrambe conservano la registrazione di una infinità di dati e splendide fotografie dei pianeti. Ma essendo il più veloce dei due, viaggiando a 19 chilometri al secondo, Voyager 1 è diventato ufficialmente e di buon grado il primo oggetto creato dall'uomo a lasciare il sistema solare.

Ancora all'attivo e decifrabile nei suoi suoni per qualche anno, questa piccola sonda è stata concepita per diventare il primo "biglietto da visita" fisico della Terra per qualunque cosa potrà mai incontrare nello spazio più ignoto. Il contenuto del Golden Record, infatti, racchiude una collezione di 116 immagini e una varietà di suoni naturali, come quelli prodotti dal surf, dal vento e dai tuoni, oltre ai suoni degli animali, come il canto degli uccelli e delle balene.

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Inoltre, gli scienziati hanno aggiunto alcune selezioni musicali di diverse culture ed epoche, saluti vocali e messaggi registrati dal presidente Jimmy Carter e dall'allora Segretario Generale dell'ONU Kurt Waldheim. Ogni registrazione è stata selezionata per la Nasa da un comitato presieduto da Carl Sagan, della Cornell University.

Un eclettico mix di 90 minuti di grandi successi dell'umanità comprende, dunque, brani provenienti da tutto il mondo. Tra questi, la Quinta Sinfonia di Beethoven, il Concerto Brandeburghese n.2 in Fa Maggiore di Bach e Sacrifice Dance di Stravinskij. Oltre alla musica classica, anche molti esempi di “world music”, tra cui un Canto notturno eseguito dagli indiani Navajo e un esempio di percussioni senegalesi di Charles Duvelle. Tra i brani più contemporanei, Dark Was The Night di Blind Willie Johnson e Johnny B. Goode.

Così come i brani musicali, ci sono anche una serie di 55 saluti raccolti in diverse lingue. Ad aprire la lunga sequenza, la registrazione di Kurt Waldheim: “Vi mando i saluti a nome del popolo del nostro pianeta. Facciamo un passo fuori del nostro sistema solare nell'universo cercando solo pace ed amicizia, per capire se siamo in grado, per capire che siamo fortunati". Per ogni lingua, il testo esatto del saluto è stato lasciato libero al singolo individuo che ha registrato il messaggio. Sebbene tutti i messaggi siano brevi, alcuni lo sono particolarmente: il saluto ebraico, per esempio, è semplicemente “Pace”, mentre quello ittita dice solo “Salve”.

Insomma, là fuori, forse qualcuno ci risponderà.

Federica Vitale

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