Space Station: le 6 stazioni spaziali create dall'uomo

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Le stazioni spaziali sono l'avamposto che assicurano la permanenza dell'uomo nello spazio. È dal 1971 che l'uomo è presente nell'orbita terrestre su basi internazionali che forniscono appoggio. Queste strutture, infatti, non rappresentano rampe di lancio o di atterraggio, ma piuttosto stazioni di permanenza ad uso esclusivo dell'uomo. E in queste basi, vengono effettuati esperimenti e missioni di breve e lunga durata. Le nazioni presenti nello spazio sono numerose. Altrettante le stazioni spaziali. Vediamo quali.

Salyut 1 - Salyut 5, Unione Sovietica

Era il 1971. Iniziava l'avventura umana. Di fattura sovietica, la Salyut 1 orbitò circa 175 volte attorno alla Terra. Dopodiché fu presa la decisione di farla precipitare nel Pacifico. Nella cronaca storica di questa stazione, anche una tragedia. La missione della Soyuz 11 si concluse con la depressurizzazione durante il ritorno sulla Terra. I tre astronauti morirono. E per un periodo di tempo la stazione non ospitò altri equipaggi. Fino a quando non vennero riprese le spedizioni che si conclusero con successo, come quella della Salyut 5.

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Salyut 6 e Salyut 7, Unione Sovietica

La Salyut-6 fu una stazione ad uso civile. Lanciata il 26 settembre del 1977, restò operativa fino al 1982. Iniziò con la Salyut-6 il programma Intercosmos, con cosmonauti di differenti nazionalità in visita alla stazione, sebbene si trattasse comunque di esperti del blocco sovietico. La Salyut-7 ebbe però vita complicata. Subì, infatti, diversi guasti, tra cui uno ai propulsori, che necessitarono di lunghe passeggiate cosmiche per essere risolti. Vennero introdotti sistemi per il miglioramento delle condizioni di vita dell'uomo. Durante gli 813 giorni di occupazione, furono condotti più di 2.500 esperimenti scientifici ed i vari guasti consentirono di ampliare esperienze e conoscenze.

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Skylab, Stati Uniti

Dopo la conquista della Luna, gli Stati Uniti continuarono le missioni sul nostro satellite e la sola risposta in grado di coprire lo stesso campo delle nuove avventure sovietiche fu rappresentata dal laboratorio orbitante Skylab, lanciato in orbita nel 1973. Lo Skylab era un laboratorio cilindrico molto grande, costruito su due piani dei quali uno era dedicato al lavoro e l'altro al soggiorno. Il laboratorio spaziale statunitense restò in opera fino a febbraio 1974 e annoverò tre soggiorni di 28, 59 e 84 giorni. Da 440 chilometri di altezza e in 171 giorni, Skylab consentì numerose analisi nei campi della fisica solare, dell'astronomia, della biologia, della scienza dei materiali e delle osservazioni terrestri. Per altri cinque anni restò inspiegabilmente vuoto, fino a cadere in atmosfera terrestre nel 1979, distruggendosi sulla costa ovest dell'Australia.

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Mir, Unione Sovietica/Russia

Con l'esperienza accumulata con il programma Salyut, il centro Korolev era ormai pronto al lancio della prima grande stazione spaziale dell'umanità, la MIR. La tecnologia sovietica, nonostante la sconfitta nella corsa alla Luna, rappresentò il fiore all'occhiello del sistema e fu invidiato dal resto del mondo. La MIR fu una struttura molto complessa, formata da sei moduli ognuno dei quali era destinato a scopi scientifici diversi. In pratica, si trattò di una evoluzione della Salyut 7. La base spaziale assistette nel 1991 alla fine dell'Unione Sovietica e da quel momento in poi si realizzò il sogno che vedeva la Nasa iniziare a partecipare al progetto ex-sovietico, finanziandolo con 400 milioni di dollari. La MIR fu, quindi, adeguata alla nuova politica e venne dotata di un nuovo modulo per l'attracco degli Shuttle. Dal 1997 in poi, i problemi a bordo della struttura si fecero gravi: un incendio a bordo ed un modulo sfuggito al controllo dei cosmonauti danneggiarono gravemente la stazione, tanto che un modulo fu chiuso per sempre. Seguirono guasti ai computer ed ai sistemi per la produzione dell'ossigeno. Poi, nel marzo del 2001, la MIR venne guidata fino a disintegrarsi nell'atmosfera terrestre sopra il Pacifico.

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Tiangong 1, Cina

La navicella Tiangong 1, il cui significato è “palazzo celeste”, costituisce il primo componente della stazione spaziale cinese. In futuro, verranno effettuate nuove missioni dotate di equipaggio e tutte con lo scopo di aggiungere altri moduli e costruire la struttura completa. E con questa struttura, la Cina è alla sua prima esperienza di docking, ovvero di assemblaggio nello Spazio. Un traguardo davvero importante per il gigante orientale che, nel giro di pochi decenni, è riuscito ad entrare nell'olimpo dei paesi dai grandi programmi spaziali. Tutto grazie alle collaborazioni tecnologiche strette con le agenzie governative di mezzo mondo, come la russa Roscosmos.

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Stazione Spaziale Internazionale, 15 paesi

Dopo l'avventura dello Skylab, gli Stati Uniti si interrogarono a lungo sulla possibilità di dar vita ad una stazione spaziale più grande e funzionale. E lo scatto concreto in avanti si ebbe soltanto nel 1984, quando il presidente Ronal Reagan diede il consenso all'inizio di studi miranti alla costruzione di una base che fosse utile a condurre ricerca scientifica e tecnologica, effettuare manutenzione ed integrazione di veicoli destinati allo spazio esterno e a consolidare le conoscenze riguardo l'assenza di gravità.

Il progetto che portò alla costruzione della ISS vide partecipare la Nasa, il Giappone e il Canada. Anche l'ASI, l'Agenzia Spaziale Italiana, partecipò in via diretta tramite accordi con la Nasa. L'architettura prevede una lunga trave alle cui estremità sono situati i pannelli solari. Trasversalmente, nella zona centrale, ci sono i laboratori, i moduli abitativi ed i nodi di collegamento tra le unità. La struttura finale prevede due moduli russi Zarya e Zvezda, i laboratori Destiny (USA), Columbus (Europa) e Kibo (Giappone). A bordo viene riciclato quasi tutto, dall'aria all'urina degli astronauti. La pressione è pari a quella marina, la temperatura è di 20°C ed i rifornimenti, così come i cambi tra equipaggi, sono assicurati dalle missioni della Soyuz ed altri veicoli automatici, sebbene lo Shuttle sia stato il vero padrone di casa. Lungo la trave orizzontale corre un braccio meccanico di fabbricazione canadese, che consente la manutenzione ed il montaggio delle parti.

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Federica Vitale

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