Apollo 11: il Ceo di Amazon trova i motori nell'Oceano Atlantico

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Apollo 11, ritrovati nel bel mezzo dell'Atlantico i motori del dispositivo che portò l'uomo sulla Luna, nel lontano 1969. Molto prima che Jeff Bezos, Ceo di Amazon, diventasse un magnate di Internet, era un appassionato dei misteri dello spazio. E ieri, lo stesso Bezos ha reso pubblica la notizia suo sito, annunciando il ritrovamento dei cinque motori della celebre navicella.

Presto il leader di Amazon si recherà negli abissi per andare a recuperare questi reperti spaziali, rintracciati attraverso sofisticati sonar a circa 4.300 metri di profondità sotto la superficie dell'Oceano Atlantico. I motori F-1 sono stati utilizzati sul gigantesco razzo Saturn V che ha trasportato il modulo di atterraggio dell'Apollo fuori dell'atmosfera terrestre e verso la Luna. Sono rimasti accesi per pochi minuti prima di separarsi definitivamente dal modulo e inabissarsi da qualche parte nell'Atlantico, mentre Armstrong, Aldrin e Collins volavano verso il nostro satellite.

L'annuncio di mister Bezos arriva pochi giorni dopo che il regista James Cameron è riuscito nell'impresa di raggiungere in solitaria il punto più profondo del pianeta, la Fossa delle Marianne, a suo dire per scopi scientifici, ma verosimilmemte per raccogliere materiale per Avatar 2.

E mentre i nostri genitori, 40 anni fa assistettero stupefatti allo sbarco dell'uomo sulla Luna che aprì la strada per il volo umano nello spazio, oggi noi siamo testimoni del recupero di un frammento di quell'evento. Dopo aver dato l'annuncio del loro ritrovamento, Bezos ha aggiunto che sta già elaborando dei piani per il recupero. In realtà, non è ancora chiaro quando il team di Bezos sia riuscito ad individuare i motori dell'Apollo 11. Bezos ha fornito pochi dettagli sulla scoperta. Scarse anche le informazioni sui costi del recupero, che non sono state divulgati. Bezos ha assicurato però che la missione sarà realizzata con fondi privati.

"Non sappiamo ancora in quali condizioni troveremo i motori", ha scritto. "Hanno colpito l'oceano ad alta velocità e sono rimasti nell'acqua salata per più di 40 anni. D'altra parte, sono fatti di materiale duro, quindi vedremo".

Bezos ha riconosciuto che i motori sono di proprietà della NASA, ma ha aggiunto che spera che possano essere esposti nei musei. La NASA dal canto suo ha espresso entusiasmo per il ritrovamento sebbene abbia aggiunto di non essere stata formalmente contattata da Bezos. "C'è sempre stato grande interesse per questi artefatti fin dai primi giorni dell'esplorazione dello spazio e l'annuncio non fa che aumentare l'entusiasmo di coloro che sono interessati alla storia della NASA," ha commentato il portavoce dell'Agenzia Bob Jacobs.

Non si sa ancora per quando è stato fissato per il recupero. Ma siamo certi che sarà davvero spettacolare.

Francesca Mancuso

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