Phobos Grunt: in direzione Oceano Indiano

Phobos Grunt spacecraft

Ormai è quasi certo. La sonda russa Phobos Grunt dovrebbe cadere sulla Terra tra il 15 e il 16 gennaio, nell'Oceano Indiano, quando a Mosca saranno da poco passate le 13 e in Italia saranno le 10.

Almeno questo è quanto sostiene l'agenzia spaziale sovietica, la Roscosmos, secondo cui i 20-30 frammenti della sonda dovrebbero finire in mare. In ogni caso, secondo gli esperti russi bisognerà attendere fino alla vigilia prima di poter stabilire esattamente luogo e ora esatta dell'impatto. Phobos-Grunt, lo ricordiamo era partita lo scorso 8 novembre con l'intento di raggiungere il satellite marziano Phobos, a bordo del vettore Zenit-2SB, ma un guasto ha costretto la Russia a rinunciare alla missione, ancora una volta.

Numerosi sono stati i tentativi di mettersi in contatto con la sonda, un'antenna dell’Agenzia Spaziale Europea situata a Perth in Australia qualche tempo fa aveva anche captato alcuni segnali ma a nulla è servito. La sonda vaga senza controllo.

Il pericolo più grande, oltre ai frammenti, potrebbe essere quello delle sostanze tossiche, tra cui i carburanti presenti all'interno della sonda. Secondo alcuni esperti tra cui Holger Krag dell'Esa's Operations Centre, le taniche dei carburanti sono fatte di alluminio, per cui dovrebbero rilasciare il loro contenuto non appena la sonda entrerà nell'atmosfera, distruggendosi.

Intanto i vertici di Roscosmos fanno la conta dei danni e comunciano a porsi una serie di domande. Perché un'altra missione è fallita miseramente? Secondo i funzionari russi la sonda si bloccherà di nuovo all'interno nell'atmosfera, proprio questa domenica. Ma c'è aria di mistero attorno alle tragiche fatalità che vedono sul fronte russo sempre nuovi fallimenti. Ne è convinto anche il capo della Roscosmos, Vladimir Popovkin, che all'Agence-France Presse ha rivelato: "Non è chiaro perché i nostri insuccessi spesso si verificano quando i veivoli sono in viaggio attraverso quello che per la Russia è il lato 'oscuro' della Terra, ossia nelle aree in cui non vediamo il veicolo e non riceviamo le sue letture di telemetria". Un complotto contro la Russia?

Continua: "Non voglio incolpare nessuno, ma oggi ci sono alcune contromisure molto potenti che possono essere usate contro le navicelle spaziali, e non possiamo escludere un loro utilizzo”.

Ma chi avrebbe interesse a boicottare le missioni sovietiche? La guerra fredda è finita da tempo. 50 anni fa, forse qualcosa del genere non sarebbe stata fantapolitica, ma oggi? Gli ingegneri russi ancora non sono riusciti a capire perché i motori principali di Phobos-Grunt abbiano dato forfait.

Con questa, sono 4 le missioni russe fallite nel 2011. Il 1° febbraio scorso, il lanciatore Rockot non è riuscito a posizionare un satellite di osservazione della Terra nell'orbita corretta. Un problema simile si è verificato il 18 agosto, con il razzo Proton. Poi, il 24 agosto, la navicella senza equipaggio Progress 44 si è schiantata mentre effettuava una corsa cargo verso la Stazione Spaziale Internazionale. E per chiudere in bellezza, si fa per dire, il 23 dicembre, un'altra navicella senza equipaggio, il razzo Soyuz-2, si è schiantata poco dopo il decollo, distruggendo un satellite per le comunicazioni militari.

Se non siamo riusciti a lanciare nella finestra aperta nel 2011 la missione su Marte, avremmo dovuto semplicemente lasciar perdere”. Ma gli investimenti erano troppi. Si parla di perdite pari a cinque miliardi di rubli, 160 milioni di dollari, secondo Popovkin.

Restiamo in attesa di ulteriori aggiornamenti e conferme su luogo e ora in cui la sonda toccherà terra.

Francesca Mancuso

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