I 7 casi in cui i social network hanno salvato la vita

Social network salvavita

Alcuni potrebbero pensare che i social network come Facebook e Twitter siano uno spreco di tempo, mentre altri li considerano uno svago innocente. Ci sono delle persone, però, che possono testimoniare come questi nuovi strumenti della comunicazione a volte possano rivelarsi estremamente utili, addirittura salvando delle vite umane.

Una donna è riuscita infatti a salvare un suo amico da alcuni intrusi dopo aver visto una richiesta di aiuto su Facebook, mentre un’altra donna è stata salvata dopo aver chiesto aiuto su Twitter dopo essersi ferita e persa nella foresta. Ecco sette reali casi in cui un tweet, un aggiornamento di stato o un'applicazione si sono rivelati dei veri e propri salvavita.

1) Twitter: snowboardisti dispersi nelle Alpi svizzere

Nel marzo 2009, i 29enni Rob Williams e Jason Tavaria andarono a sciare nelle Alpi svizzere e, a causa di una tempesta di neve, si staccarono dal loro gruppo. Un membro del team ha usato Twitter per ottenere i numeri di telefono degli snowboardisti dispersi. Tavaria venne contattato sul suo cellulare e, grazie a Google Maps, ha inviato ai soccorritori la longitudine e la latitudine della sua posizione. Williams, invece, purtroppo cadde in un dirupo di 66 metri e non sopravvisse.

2) Twitter: Biker caduto e disperso nei boschi

Mentre gareggiava in una competizione di mini-triathlon nel luglio 2010, la 36enne Leigh Fazzina si separò dal gruppo quando la ruota anteriore della sua bicicletta urtò le radici di un albero, e la donna che venne sbalzata in avanti. Dispersa, ferita e non in grado di camminare, Fazzina provava a chiamare aiuto dal suo cellulare, ma non aveva un segnale abbastanza forte. L'atleta scrisse allora su Twitter: "Ho avuto un grave infortunio e ho bisogno di aiuto! Qualcuno chiami la Winding Trails di Farmington, e dica che sono bloccata nei boschi". Secondo i soccorritori almeno sei persone hanno telefonato, ed in pochi minuti è stata inviata un’ambulanza per soccorrere la donna.

3) Facebook: adolescente suicida

Nella primavera del 2009, un 16enne inglese entrò su Facebook a tarda notte ed in un messaggio privato scrisse ad una sua amica americana che stava andando a suicidarsi. Pur essendo a 3.400 miglia di distanza, la ragazza lo disse a sua madre, che chiamò la polizia locale. Fu contattata l'ambasciata britannica, le autorità riuscirono a restringere la ricerca ad otto indirizzi nell’Oxfordshire ed i soccorritori individuarono il giovane. Pur essendo andato in overdose da droga, il giovane era ancora cosciente e, dopo il trattamento in ospedale, si riprese completamente.

4) Twitter: Neonato ingerisce una bacca sconosciuta

Cormier Dave Stewart e Bonnie erano a passeggio nel New Brunswick (Canada) con la loro bambina, che mangiò alcune bacche sconosciute. Non riuscendo ad identificare il frutto su internet, i genitori hanno pubblicato una foto della bacca su Twitter, visto che il Poison Control disse loro che non riuscivano a visualizzare la foto. Grazie ad una risposta via Twitter, la coppia riuscì ad identificare la bacca (‌‌che alla fine risultò non essere fatale se ingerita) e ad informare il personale i medici dell’ospedale quando arrivarono in ambulanza.

5) Facebook: donatore Rare trovato per paziente affetto da leucemia

Subito dopo la sua nascita Iona Stratton, di soli 22 mesi, stava combattendo contro una forma acuta di leucemia linfoblastica infantile. Essendo per metà cinese e per metà inglese, però, la sua famiglia non riusciva a trovare un donatore di midollo osseo. Nell’ottobre 2008, dopo che i suoi genitori avevano lanciato un appello su Facebook sottoscritto da oltre 5.500 persone in tutto il mondo, alla fine si riuscì a trovare un donatore in Australia. Sfortunatamente, però, due settimane dopo l'operazione, la bambina morì a causa di alcune complicazioni.

6) iPhone: Sopravvissuti al terremoto intrappolati tra le macerie

Nel gennaio 2010, in seguito al disastroso terremoto che colpì Haiti, l’americano Dan Woolley rimase intrappolato sotto le macerie del Montana Hotel, a Port-au-Prince. Dopo aver perso gli occhiali, l’uomo utilizzò la luce del flash del suo iPhone per trovare un posto sicuro in cui spostarsi. Poi usò anche un'applicazione per diagnosticare e curarsi le ferite e, infine, la sveglia del telefono per svegliarsi se fosse andato in stato di shock. Alla fine Woolley venne salvato dopo aver trascorso 65 ore nel vano ascensore dell'hotel.

7) Facebook: Con un intruso in casa

Una notte, prima di andare a dormire, Tina Case era su Facebook e lesse il post scritto da un suo amico a 40 miglia di distanza: "Se qualcuno è sveglio chiami il 911 per me! Il mio telefono non funziona e credo che qualcuno sia entrato in casa mia!". Dopo aver provato invano a chiamare la sua amica a casa, l’amico chiamò il 911. Quando la polizia verificò l'emergenza e scoprì che la linea del telefono della donna non funzionava, inviò degli agenti all’abitazione. La donna stava bene, ed in seguito le autorità spiegarono che l’arrivo della polizia potrebbe aver spaventato i malintenzionati.

Antonino Neri

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