Facebook: il rifiuto sul web, come nella vita reale, minaccia l'autostima

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Facebook, essere ignorati sui social network ci fa sentire esclusi e danneggia la nostra autostima. La conferma arriva da uno studio condotto da un team di ricercatori della Penn State e Misericordia University, coordinato da Joshua Smyth.

Tuttavia, secondo i ricercatori, il senso di esclusione che si percepisce attraverso Facebook è tale e quale a quello che ci investirebbe nelle interazioni 'di persona'. Questa la considerazione cui sono giunti gli esperti dopo aver condotto due ricerche.

In collaborazione con Kelly Filipkowski, assistente di psicologia, Smyth ha portato avanti due studi in parallelo, che hanno esaminato le percezioni e le reazioni a faccia a faccia e online del senso di esclusione. Nel primo studio, il team ha chiesto a circa 275 studenti universitari di spiegare le sensazioni che hanno provato e proverebbero in uno scenario di esclusione. Qual è ad esempio il nostro stato d'animo quando veniamo ignorati durante una conversazione? Gran parte dei partecipanti ha rivelato di sentirsi un po' in difficoltà e ha inoltre aggiunto che il proprio grado di autostima scenderebbe, indipendentemente dal fatto che il rifiuto si sia verificato in una chat-room o di persona.

Nel secondo studio, Smyth e Filipkowski hanno istituito due scenari in cui sono stati ignorati 77 ignari studenti universitari nel corso di una conversazione. Dei partecipanti, la metà è stata esclusa di persona, mentre l'altra in una chat-room online. I ricercatori hanno confrontato poi le risposte degli studenti su entrambi gli scenari, e hanno scoperto che il senso di esclusione per loro era lo stesso.

Contrariamente alle nostre aspettative, le risposte degli studenti sull'esclusione non sono state principalmente caratterizzate da condizioni di grave sofferenza”, ha detto Smyth. Ma la cosa più interessante è stata un'altra. "Quello che abbiamo trovato interessante è che in un ambiente di laboratorio, la stragrande maggioranza dei partecipanti ha attribuito la propria esclusione non a sé stesso ma piuttosto alle altre persone presenti” ha spiegato Filipkowski. "In altre parole, la gente diceva, 'non sono io, sei tu.' Questo può essere stato una sorta di meccanismo protettivo per salvaguardare il proprio umore e l'autostima".

In più, i ragazzi non avevano mostrato alcuna differenza tra l'esclusione sul web e quella nella vita reale. "Anche se la significatività delle interazioni on-line a distanza può sembrare preoccupante, questi dati possono anche contenere un messaggio più positivo", ha detto Smyth. Tuttavia, i ricercatori hanno precisato che i dati possono essere correlati ai tipi di individui che hanno partecipato allo studio.

"Questi studi sono stati condotti su studenti del college, cresciuti con Internet e altre tecnologie" ha detto Filipkowski. "Questi risultati potrebbero non essere applicabili alle persone che hanno molta meno esperienza con la tecnologia e la comunicazione a distanza".

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Computers in Human Behavior.

Francesca Mancuso

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