Robot sottomarini: e le reti wireless arrivano anche in fondo al mare

Foto robot sottomarini

Si è concluso con successo il progetto di ricerca europeo Uan (Underwater Acoustic Network) coordinato da Andrea Caiti del Centro ‘E. Piaggio’ dell’Università di Pisa e finalizzato alla realizzazione di reti wireless capaci di controllare robot sottomarini per monitorare l’ambiente e raccogliere dati di varia natura. Il robot infatti, posizionato nel fiordo di Trondheim (Norvegia), ha permesso di trasmettere dati tra i nodi del network e la stazione centrale di controllo.

L’ambiente sottomarino è molto difficile da monitorare per ovvi problemi di comunicazione dovuti alla presenza della grande massa d’acqua. Tuttavia efficienti controlli di parametri come temperatura, salinità e livelli degli inquinanti è di fondamentale importanza per monitorare lo stato di salute degli ambienti marini, soprattutto in siti subacquei ad accesso limitato - come quelli delle aree marine protette o di interesse archeologico.

Attualmente tale monitoraggio avviene con prelievi di campioni acquatici, poi trasportati in laboratori attrezzati ad effettuare le analisi necessarie. In particolare il programma prevede l’acquisizione, a cadenza quindicinale, di dati idrologici, chimici e biologici. Questo comporta molto tempo e una spesa non inferiore a quella prevista per la rete wireless, che sebbene all’inizio potrebbe portare ad un investimento più ingente, successivamente consentirà analisi veloci e in tempo reale, con un notevole risparmio economico su trasporti, personale e strumentazione.

Il progetto è partito nel 2010 a Pianosa, un’isola dell’Arcipelago Toscano, dove sono state provate singolarmente le varie componenti della rete. In seguito sono stati condotti altri due test in Portogallo e a Genova, in seguito ai quali il team di ricerca è approdato in Norvegia. Per l’esperimento finale è stato utilizzato il robot 'Folaga', un piccolo veicolo lungo 2 metri, con un diametro di 12 centimetri dal peso di 30 kg, su cui era stato applicato un sensore di temperatura.

I ricercatori hanno potuto verificare che il robot, navigando nella trafficata zona portuale del fiordo, sapeva lavorare in autonomia, sapeva rispondere ai comandi inviati dalla stazione centrale ed era in grado anche di reinserirsi autonomamente nella rete qualora ci fosse una momentanea perdita di contatto.

Il robot è stato in grado di trovare e raggiungere i punti in cui la trasmissione e ricezione dati era di volta in volta migliore – spiega a questo proposito Caiti - In questo modo si possono contrastare gli effetti di disturbo dovuti all’ambiente marino, come la variazione di temperatura, la salinità o il rumore, garantendo la qualità della trasmissione fra i nodi della rete”.

I risultati della ricerca sono stati presentati a Bruxelles a Novembre davanti a tutti i partner del progetto: Cintal - Università dell’Algarve (Faro, Portogallo), Selex Sistemi Integrati (Italia), Foi (Royal Defence Research Establishment) (Stoccolma, Svezia), Isme - Centro Interuniversitario di Ricerca sui Sistemi Integrati per l’Ambiente Marino, Unità delle Università di Pisa (Centro Piaggio) e Genova, Sintef (Trondheim, Norvegia) e Kongsberg Maritime (Horten, Norvegia).

Roberta De Carolis