Nokia si affida all' ex Microsoft Stephen Elop. Anssi Vanjoki non ci sta

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La rivoluzione Nokia ha i suoi effetti. E che effetti. Dalla borsa ai vertici dirigenziali si scatenano le altalene. Dopo l'acquisto dell'ex Microsfot Stephen Elop nella veste di direttore generale, ecco spuntare le prime vittime del 'ribaltone'. In queste ore si è infatti dimesso Anssi Vanjoki, capo della divisione Nokia Mobile Solutions. Secondo quanto riportato dalle agenzie, Vanjoki svolgerà le sue funzioni per altri sei mesi, ma l'annuncio è stato dato in tempo per l'incontro di domani con la comunità finanziaria al Nokia World 2010.

Sul versante dei numeri, però, a compensare il declino della quota di mercato ci pensa il rally alla borsa di Helsinki. Il titolo Nokia ha segnato infatti un rialzo consistente del 2,44% a 7,97 corone finlandesi, complice un upgrade di Barclays Capital. Mentre il broker ha perfino alzato il giudizio a 'overweight' da 'equal-weight', proprio alla luce del change amministrativo in cima al colosso di telefonia.

Alla vigilia del World 2010, Nokia indossa dunque un'altra maschera. Più concorrenziale, senza alcun dubbio. L'obiettivo è non perdere l'equilibrio dal terremoto prodotto da Android e iPhone (Gartner prevede che Android supererà il Blackberry nel 2010 e Symbian entro il 2014).

Intanto dovrà cominciare col focalizzarsi su un’unica solida piattaforma mobile e farla al meglio. In questi anni l'azienda finlandese ha acquisito tutta Symbian, l’ha resa open-source e l’ha ridisegnata, ma nel frattempo ha anche giocato con GNU/Linux, partorendo Maemo, e poi fondendo Maemo con Linux Moblin di Intel per realizzare MeeGo. Ora Elop dovrà pertanto scegliere in fretta su quale piattaforma puntare in definitiva: se su Symbian o su MeeGo. Disperdere energie su piattaforme mobili, adesso, sarebbe uno scivolone da dilettanti.

Dopodichè al gigante di telefonia farebbe comodo uno smartphone di punta. Il Nokia N8 sarà per certo sugli scaffali dei negozi il 30 settembre, ma per il meeting di domani si è parlato molto dell'E7 e dell'N9, due nuovi modelli touchscreen. Tuttavia, anche se la storia dei cellulari Nokia ha lunga vita, la strategia dell’'over-promising and under-delivering' non ha pagato. Sarebbe forse il caso di concentrarsi su un unico superphone, dal forte appeal. Poi si potrà ricominciare col design dai mille colori.

Per quanto riguarda le applicazioni, invece, Nokia ha bisogno di un deciso e compatto startup. Negli Usa nessun adolescente o quasi sa cosa sia Nokia Ovi, nonostante la pubblicità del brand, ma tutti conoscono benissimo iPhone App Store e Android Market. Al via quindi uno store amichevole e ben visibile. Un ecosistema, da cui gli utenti possano accedere e acquistare le loro app.

Infine Nokia deve decidersi per un arrembaggio verso il mercato statunitense. Migliorare i rapporti con i gestori mobili a stelle e strisce è la premessa ad uno sviluppo che fino ad oggi ha subito numerose battute d'arresto, a causa dell''auto-embargo' che la società finlandese si è imposta da tempo.

La resistenza ad offrire ai carrier wireless Usa il controllo sul design e le funzionalità dei dispositivi ha chiuso tutte le porte a Nokia. Che deve imparare ad ascoltare gli operatori Usa, fare ciò che desiderano e spingerli a vendere i suoi device. Altrimenti si rischia di essere soffocati dai modelli entry-level. E questo, il nuovo CEO Stephen Elop, lo sa.

Augusto Rubei

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