Claytronics: quando il teletrasporto è roba vecchia

Claytronics

Teletrasporto? No, non esattamente. Stampante tridimensionale a distanza? Nemmeno. Questo è davvero un progetto dalle potenzialità straordinarie: si chiama Claytronics (parola composta da Clay, argilla, e tronics, che sta per electronics). Seth Goldstein e Todd Mowry, due ricercatori della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, stanno lavorando a questa idea destinata a cambiare il concetto di utilizzo dell’informazione trasmessa.

Essenzialmente si basa sulla possibilità di plasmare, come l’argilla nelle mani di un artigiano, una “materia-elettronica” composta da un numero enorme di “micro-sfere”, una sorta di “atomi artificiali”, dell’ordine di grandezza nanometrico chiamati Catoms (Claytronics atoms) appunto.

All’interno di queste microsfere è previsto un microprocessore in grado di farle muovere nello spazio ed “agganciarsi” agli altri, e dei sensori che permettono lo scambio di informazioni tra un Catom e l’altro. Si scannerizza un elemento fino al livello molecolare nel punto A, si trasmettono le informazioni ottenute al punto B dove sarà presente la materia “catomica” che sarà ricomposta esattamente secondo lo schema dell’elemento di partenza, ricostruendo di fatto, mattone per mattone, lo stesso identico oggetto, colore e consistenza compresi.

Io stesso, mentre scrivevo queste righe, mi sono perso più di una volta ad immaginare le applicazioni pratiche di una tecnologia simile, dalle più banali, ad esempio qualcosa che vada oltre una videochiamata prevedendo la possibilità di avere “l’avatar” della persona con la quale si sta parlando seduta nel proprio salotto.

E vengono in mente almeno una decina di applicazioni in medicina, nell’industria, nel commercio, intrattenimento. Potrei vedere un’opera in un museo sapendola sicura in un bunker, magari al riparo dal logorio al quale anche nei musei più moderni vengono sottoposte le opere d’arte. Potrei pensare ad un medico “catomico” virtuale per situazioni di prima emergenza, che arrivi prima dell’ambulanza, o ancora alla possibilità di operare in zone non sicure per l’uomo, come in una centrale nucleare in panne per esempio.

Le potenzialità sono davvero molteplici, veramente da buon libro di fantascienza che ci auguriamo davvero si tramuti presto in scienza e storia.

Andrea Pallini

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