San Diego: una mongolfiera misura i cambiamenti climatici

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L’hanno lanciata a 80 mila piedi da terra (più di 24 km) nello spazio gli studenti di ingegneria aerospaziale di San Diego (California, Usa) per monitorare gli effetti dell’energia solare, i cambiamenti climatici e persino il tempo di sopravvivenza di un tipo di scarabeo noto per resistere a temperature estremamente basse: si tratta di una mongolfiera opportunamente equipaggiata, fatta partire dal lago di Salton nel sud della California. Il lancio è stato sponsorizzato dal California Space Grant Consortium, un affiliato del Nasa National Space Grant College and Fellowship Program che finanzia progetti nel campo aerospaziale avendo come target soprattutto studenti universitari.

Il pallone aerostatico è stato dotato di piccoli pannelli solari, sensori di anidride carbonica, temperatura e ozono, macchina fotografica panoramica progettata dagli studenti stessi, un sistema Gps per il tracciamento dei suoi spostamenti e qualche scarabeo anti-freddo unitamente a degli scarafaggi usati come confronto. Del progetto hanno fatto parte anche alcuni studenti delle scuole superiori che a loro volta hanno fatto salire sul pallone barrette di cioccolato, marshmallow, una banana, una crema per le mani, dei fiori piantati in un vaso, e una cultura batterica fatta crescere sul classico supporto chiamato capsula di Petri. Tutti i dati raccolti con le strumentazioni a bordo del pallone sono stati analizzati dal gruppo di ricerca e dagli studenti aiutati dai loro insegnanti.

Il lancio di un pallone per monitorare l’ambiente non è certo una novità ed è la quinta volta che un’iniziativa di questo tipo viene presa dall’Università di San Diego dal 2008. Ma è la prima volta che gli studenti lanciano pannelli solari nel vicino spazio allo scopo di verificare la loro efficienza a grande altitudine dove i raggi ultravioletti sono maggiormente presenti. Grande novità anche il coinvolgimento delle scuole superiori. A questo proposito Tim Wheeler, studente al secondo anno di ingegneria aerospaziale di San Diego, molto attivo nel progetto, ha sottolineato la precisa volontà di coinvolgere i ragazzi più piccoli nell’iniziativa, precisando come “questa era un’ottima opportunità di progettare qualcosa veramente da soli, senza sapere assolutamente nulla dei risultati che si sarebbero potuti ottenere, quindi senza una risposta giusta o sbagliata”.

Tuttavia John Kosmatka, che ha guidato il progetto, tiene a precisare che l’iniziativa non era stata presa solo per divertimento o per indurre negli studenti interesse per queste problematiche, ma ha costituito un esperimento scientifico a tutti gli effetti. “Abbiamo collezionato dati sulla qualità dell’aria – afferma Kosmatka - usando sensori di monossido di carbonio, anidride carbonica e ozono, che costituiranno il punto di riferimento di successivi monitoraggi, grazie ai quali potremmo avere informazioni sul cambiamento di tali parametri dovuti alle azioni umane o a eventi naturali”.

Il gruppo progetta già prossimi lanci allo scopo un giorno di poter compiere missioni intercontinentali. Ma per ora, afferma cauto Kosmatka, si spera di poter far volare il pallone fino al Golfo del Messico.

Roberta De Carolis

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