"Così sarà il carcere del futuro"

detenuto

Negli Usa (come in Italia) c'è l'allarme 'affollamento carceri', ovvero i detenuti sono più di quelli che un penitenziario nella media è in grado di 'accogliere'. E ciò, oltre che gravare sui bilanci federali, secondo un articolo riportato su 'The Atlantic' a firma di Graeme Wood, inciderebbe anche su eventuali ore lavorative perse, sia dai detenuti, che dei secondini che li sorvegliano.

Per questo il giornalista descrive un nuovo prototipo di prigione che potrebbe eliminare la costrizione economica (e, per i detenuti, psicologica) dal sistema carcerario: liberare la maggior parte dei carcerati. Poi, utilizzare la tecnologia per monitorare ogni loro mossa.

Questo nuovo mondo coraggioso di criminali in libertà si basa fortemente sulle soluzioni tecnologiche ma - obiettano gli avvocati – sfocerà in un sistema carcerario fallito in cui "la gente rispettabile che è finita in conflitto con la legge potrebbe uscire di prigione inveterata, più violenta e con un gran numero di nuovi amici conosciuti nelle celle".

Per Wood, invece, "facendo uscire di prigione criminali insignificanti, li si può far lavorare, tenendoli tra influenze positive come la famiglia (una relazione in cui i benefici sono spesso reciproci) e lontani dai guai".

Ma come fa il sistema a tenerli fuori dai guai? Wood segnala al riguardo il braccialetto da caviglia targato ExacuTrack della Andersen. Il sistema a combinazione ed il transponder GPS (portato in vita come un cellulare) tengono infatti tabelle in tempo reale sul suo proprietario, assicurando che faccia il suo dovere e che stia lontano dalle zone rosse dettate dal governo.

Ad esempio, un agente di polizia potrà decidere una rigido lavoro di routine per un detenuto 'in libertà', assicurandosi che si attenga al suo piano di lavoro, si presenti al servizio civile e stia alla larga dalle scuole o da quel locale sulla 2nd Street in cui tutto ebbe inizio. Ma non solo: il sistema di localizzazione può assicurare che il detenuto stia lontano da altri detenuti che indossano il dispositivo, e quindi da un futuro crimine (del resto, chi prenderebbe come partner in un crimine uno che ha un localizzatore GPS attaccato alla cintura?).

Al momento, secondo quanto si legge in una nota della stessa multinazionale, la tecnologia in questione è inoltre già capace di esaminare il sudore di un detenuto alla ricerca di tracce di alcol, "ma le versioni future potranno monitorare anche altre sostanze più pesanti". E, "man mano che i dispositivi wireless progrediscono - assicura la ExacuTrack - di pari passo progredirà anche la tecnologia di sorveglianza, ad esempio controllare i tipi di prodotti che i prigionieri sono soliti rubare".

Tuttavia, scrive ancora Wood, "avremo sempre bisogno di spazi dove 'mettere' quei cittadini che rappresentano delle minacce per la società ma, dato che oggi gli Stati Uniti hanno più di 2 milioni di persone che deperiscono dietro le sbarre (una popolazione della grandezza di Houston), l’idea di lasciar girare tra di noi i criminali meno pericolosi non sembra così male".

Antonino Neri

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