Mosche affette da malaria: un'arma dei nazisti?

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Fu una minaccia quasi reale durante la Seconda Guerra Mondiale, secondo quanto suggerisce un nuovo studio. Gli scienziati nazisti stavano tramando di servirsi delle mosche come armi. Il piano, che sembra non sia mai stato attuato, prevedeva che dagli aerei venissero sganciate mosche infettate dalla malaria sopra le forze nemiche. Un progetto terrificante.

Il piano fu scoperto dal dottor Klaus Reinhardt, un biologo all’Università di Tuebingen, che ha studiato attentamente fatti e testimonianze inerenti al tristemente noto campo di concentramento di Dachau. Le sue scoperte sono state pubblicate nell’edizione di dicembre della rivista trimestrale Endeavour.

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Heinrich Himmler, Foto huffingtonpost.com

Il macabro progetto delle mosche come armi risale al gennaio 1942, quando Heinrich Himmler, capo delle SS e della polizia nella Germania nazista, secondo testimonianze ordinò la creazione di un istituto entomologico per studiare la fisiologia ed il controllo degli insetti dannosi, come osserva Reinhardt nell’abstract del suo articolo. Questo istituto era guidato da Eduard May, ricercatore che si interessava proprio al mondo degli insetti. Sebbene l’uso di armi chimiche e biologiche fosse stato bandito dal Protocollo di Ginevra del 1925, il fatto che Hitler avesse o meno rispettato tale divieto è stato a lungo oggetto di dibattito, come fa sapere la BBC.

Le camere a gas dei campi di concentramento nazisti provano la volontà del Terzo Reich di servirsi del veleno sui civili inermi, ma alcuni storici sostengono che Hitler non approvasse tali tattiche in battaglia. Nell’articolo. Reinhardt ammette che l’ipotesi in merito all’uso delle mosche per una guerra biologica è tutt’altro che ovvia e provata.

L’idea di allevare mosche affette dalla malaria per gettarle sulla popolazione "non è molto ben documentata se non dalle parole “uogo di allevamento e sito di lancio” - ha dichiarato Reinhardt a National Geographic in una email ed ha proseguito - "La squadra di collaboratori di cui May disponeva era realmente patetica”.

E non sarebbero neanche le prime prove evidenti, offerte dagli scienziati, suegli esperimenti dei nazisti che coinvolgevano la guerra con le mosche. Nel 2006, Frank Snowden, professore di storia della Yale University ha pubblicato un libro intitolato La conquista della malaria in Italia, in cui sosteneva che i nazisti abbiano liberato mosche infettate dalla malaria per provare a fermare l’avanzata delle truppe alleate in Italia.

Secondo quanto riporta il Telegraph, utilizzando gli archivi americani e i diari dei soldati italiani, il libro di Snowden mostra come Erich Martinia, un entomologo nazista, presumibilmente indirizzò i tedeschi verso le paludi alluvionali vicino Roma, riempiendole di larve di mosche infettate dalla malaria. Le truppe inglesi ed americane, però, erano vaccinate contro la malaria, per questo non vennero colpite dal virus, secondo quanto sostiene la Snowden. I casi di malaria, comunque, si moltiplicarono tra la popolazione civile nella zona.

Tuttavia, non c’è ancora unanime accordo in materia.

Francesca Di Giorgio

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