Per avere un laboratorio chimico basta una stampante 3D

stampa 3d chimica

Non proprio una qualunque, ma una particolare stampante 3D, progettata dai ricercatori dell’Università di Glasgow (Uk) guidati da Lee Cronin, consentirà ai chimici di sostituire costosi e numerosi attrezzi da laboratorio che affollano armadi e cassetti per la realizzazione delle loro reazioni. Una contro molti potremmo dire. Ma sarà veramente alla portata di tutti?

Abbiamo già visto la nascita di apparecchiature per la stampa di oggetti di vario tipo, tra i quali anche cibi, ma mai nessuno aveva realizzato un dispositivo che stampasse sia i componenti che i materiali necessari per far avviare una reazione chimica. La stampante è programmata per progettare la reazione, disegnare i reattivi necessari, e controllare lo svolgimento della reazione per via digitale.

Usando una stampante 3D low cost e un software open source (ovvero che può essere studiato e implementato anche da altri programmatori indipendenti, N.d.R.) – riferiscono gli autori sul sito del loro gruppo di ricerca - abbiamo prodotto il materiale per sintesi organiche e inorganiche, inclusi catalizzatori, e altre componenti per analisi elettrochimiche e spettroscopiche”.

L’apparecchiatura funziona scegliendo preliminarmente una cascata di reazioni da studiare e quindi il materiale di laboratorio utile per la sua realizzazione, con l’aiuto di adeguati programmi per il computer. Questi stessi software sono poi usati per la stampa dei materiali e l’innesco della reazione, mentre altri ne monitorano lo svolgimento. Avviene quindi un continuo feedback sull’avanzamento del processo, utile ad eventuali correzioni in itinere.

Nel suo complesso – concludono gli autori del lavoro - questo approccio costituisce una piattaforma economica, automatizzata e riprogrammabile per la ricerca chimica, che rende le tecniche, sia di ingegneria chimica che di normale pratica di laboratorio, assolutamente accessibili”.

Se sarà il vero trionfo della democrazia è una domanda ancora priva di risposta: il dispositivo è ancora in forma di prototipo e molto deve essere ancora fatto. Ma i ricercatori promettono battaglia a colpi di upgrade.

Il lavoro è stato pubblicato su Nature Chemistry.

Roberta De Carolis

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