Batteri: sanno difendersi dai cavalli di Troia

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I Troiani non seppero difendersi quando Ulisse e i suoi entrarono con l’inganno in città all’interno di un cavallo di legno considerato amico, addirittura mandato dagli dei, invece alcuni batteri hanno sviluppato un metodo per evitare il peggio contro gli antibiotici che li attaccano in modo simile. Il lavoro, che potrà avere ripercussioni sull’individuazione dei meccanismi di resistenza, è opera di un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Illinois (Urbana-Champaign, Usa) guidati da Satish Nair.

Gli antibiotici hanno salvato la vita a milioni di persone da quando il primo di loro, la penicillina, fu messo in commercio, nel 1940, a scopo terapeutico. Sono molecole in grado di inibire la riproduzione o la crescita dei batteri, agenti patogeni spesso responsabili di gravi malattie per l’uomo. Agiscono con diversi tipi di meccanismo, dipendenti dal tipo di batterio bersaglio. Tra queste tipologie di azione esiste l’inganno: la molecola è progettata infatti con una coda di amminoacidi riconosciuta come nutrimento dal microorganismo, che dunque ingloba il farmaco, il quale però, una volta all’interno, agisce con il resto della sua struttura ad azione antibiotica.

Veri e propri cavalli di Troia dunque, dai quali però alcuni batteri hanno imparato a difendersi. A questa conclusione i ricercatori sono arrivati studiando l’azione di un enzima chiamato MccF in grado di disattivare la microcina c7, antibiotico di piccole dimensioni prodotto da un particolare ceppo di Escherichia coli, e costituito da una catena di sette amminoacidi, riconosciuta dai batteri come nutrimento, alla quale è legato un gruppo apparentemente impossibile da staccare, ad azione antibiotica. Impossibile tranne che per MccF, in grado di distruggere la microcina.

I ricercatori sono anche riusciti a cristallizzare l’enzima legato all’antibiotico e a studiarne la struttura, dimostrando che questa è simile a quella di altre molecole della stessa famiglia, ma con un loop in più, ovvero un piccolo ripiegamento di amminoacidi, in qualche modo responsabile del riconoscimento della microcina e quindi della sua disattivazione.

Lo studio è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Roberta De Carolis

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