Tumori: si cureranno con i protoni

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Si chiama adroterapia, l’innovativo tipo di trattamento contro i tumori sperimentato a Pavia, nel centro specializzato inaugurato il 15 Febbraio del 2010, ideato nel 2001 dal fisico Ugo Amaldi e voluto dall’oncologo Umberto Veronesi. A dieci anni dall’inizio di questo progetto il primo grande successo, ottenuto su un paziente malato di una rara forma di cancro alla base della testa, il quale ha completato il primo ciclo di cura.

Il termine adroterapia indica una metodologia basata sull’utilizzo di fasci di adroni per la terapia di masse tumorali. Gli adroni, a differenza dei raggi x attualmente utilizzati come sistema di bombardamento delle cellule cancerose, sono particelle molto più grandi, non elementari perché costituite a loro volta da altre più piccole come protoni e neutroni, ma anche ioni veri e propri (atomi carichi elettricamente).

La terapia è nata dall’intuizione di Amaldi e Veronesi, i quali ipotizzarono la capacità degli adroni di penetrare più a fondo nelle cellule fino a distruggerle. I risultati diedero loro ragione: infatti le particelle, indirizzate appositamente con un magnete, arrivano fino a 27 centimetri all’interno del bersaglio, più di quanto non facciano i raggi x, nonostante questi siano costituiti da particelle molto più piccole (i fotoni).

Non solo: il macchinario utilizzato è dotato di una maggiore precisione nel colpire le cellule malate, un’attenzione millimetrica che impedisce alla terapia stessa di danneggiare troppo gli organi nelle immediate vicinanze del trattamento. Questo comporta per il paziente una minore rilevanza degli effetti collaterali. Uno dei grossi limiti infatti delle attuali terapie anti cancro è la scarsa selettività dei farmaci e delle radiazioni, che colpiscono anche le cellule sane, generando nel soggetto una grande varietà di problematiche e un generale indebolimento del sistema immunitario.

La Fondazione Cnao (Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica) ha lavorato a questo progetto con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Fisica, che ha progettato un acceleratore di particelle e un sincrotrone in grado di generare e accelerare i due tipi di adrone utilizzati (protoni e ioni di carbonio). Per la sperimentazione della terapia sono state inserite circa 230 persone.

Il Direttore del centro, Roberto Orecchia, ha comunicato in prima persona il successo, ma ha specificato che questo trattamento non può essere utilizzato per tutti i tipi di tumore. Quindi i casi presentati agli specialisti saranno oggetto di uno studio accurato per valutare la natura del tumore stesso e le potenzialità dell’adroterapia nei confronti di quella specifica malattia oncologica.

Orecchia ha tenuto inoltre a precisare che l’istituto non vuole configurarsi come alternativo agli attuali centri oncologici (non è quindi l’oasi di speranza), ma vuole affiancarsi a tutta l’attuale rete per la terapia anti tumorale, per dare ai pazienti la possibilità di curarsi e di guarire al pari dei centri di radioterapia già conosciuti.

Nei prossimi mesi il centro di Pavia inizierà a fornire al pubblico i cicli di trattamento, strutturati in una decina di sedute a livello ambulatoriale. L’adroterapia entrerà comunque a regime come cura complementare e non sostitutiva nel 2013.

Francesca Mancuso

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