Cellule tumorali: se modificate sono indotte al suicidio

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Si chiama ‘cell level diagnostic system’, che in italiano suona ‘sistema diagnostico del livello cellulare’ ed è un’innovativa metodologia computerizzata per l’individuazione e la distruzione di cellule tumorali. Lo studio, condotto sulle cellule HeLa, un profilo tipico del cancro cervicale, è stato effettuato da un gruppo di ricercatori provenienti dal Mit (Massachusetts Institute of Technology, Usa) e dall’Eth (Eidgenössische Technische Hochschule, Zurigo, Svizzera), e ha portato ad individuare una tecnica selettiva in vitro per la diagnosi e la terapia per questo tipo di tumore.

Il sistema ha preso in esame la linea cellulare in vitro, ovvero fatta crescere fuori da un sistema vivente, e ne ha studiato il microRNA, la sequenza che regola in vivo l’espressione genica, accendendo o spegnendo un gene in base alle esigenze dettate dalle condizioni esterne. Una volta trovata la giusta combinazione, i ricercatori hanno sintetizzato una sequenza che codifica per una proteina (ovvero che ne consente la produzione) in grado di indurre l’apoptosi (la morte programmata) di quelle specifiche cellule.

Il biocomputer combina i fattori usando le operazioni logiche And e Not – spiega Yaakov Benenson, professore di Biologia Sintetica presso l’Eth - e genera solamente il risultato richiesto, chiamato ‘morte della cellula’, quando l’intero calcolo con tutti i fattori porta ad un logico valore indicato come ‘vero’.

Quello che si evince dalle parole di Benenson è dunque una metodologia in linea di principio standard per i calcolatori elettronici, ovvero l’utilizzo di operazioni logiche, semplici ma di numero elevatissimo, per arrivare al risultato desiderato. Come per raggiungere un punto su una mappa, ad ogni bivio il computer si chiede se una strada è ‘sì’ o ‘no’ e così, ripetendo tantissime volte la stessa procedura ad elevatissima velocità, calcola la via migliore per ottenere il risultato impostato all’inizio come desiderato.

La grande novità della ricerca è stata l’applicazione di questo alla biologia molecolare. Siamo ancora molto lontani dal poter applicare questa tecnica in vivo come vera e propria terapia, in quanto l’introduzione di sequenze genetiche, cosa che attualmente viene fatta mediante l’utilizzo di sistemi virali, può causare effetti collaterali potenzialmente anche più gravi della situazione clinica di partenza. Tuttavia è un solido inizio e a questo stadio delle cose è una tecnica che può comunque essere usata come strumento di diagnosi precoce.

Il lavoro è stato pubblicato su Science.

Roberta De Carolis

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