Uomo su Marte: ecco cosa mangera'

cibo marte

Cosa mangerà il primo uomo su Marte? Stiamo cercando i sistemi più idonei per raggiungere il pianeta rosso e le modalità per rendere il lungo viaggio più congeniale possibile, ma senz'altro gli scienziati avranno un altro grattacapo cui pensare: il cibo. Quasi certamente, infatti, la prima spedizione umana marziana dovrà portare con sé le provviste necessarie per il proprio sostentamento. Ma se fosse fattibile colonizzare il pianeta, i nuovi coloni dovranno provvedere a procacciarsi il cibo.

Innanzitutto, è bene ricordare che l'invio di provviste alimentari è molto costoso. Basti pensare che un solo chilogrammo di cibo potrebbe raggiungere il costo non indifferente compreso tra i 7 e i 10 mila dollari. Inoltre, la durata del viaggio non permette di conservare il cibo a lungo. Si stima, infatti, che gli arrivi delle navicelle cariche di rifornimenti potrebbero giungere sul pianeta ogni 26 mesi. Quindi, i coloni dovrebbero trovare il modo di conservare a lungo le proprie provviste.

Considerati questi aspetti, dunque, la Nasa ha pensato bene di non trascurare questo particolare e condurre delle ricerche non solo sui metodi di conservazione degli alimenti per lunghi periodi, mantenendoli sani e nutrienti. Ma si è valutato anche il nodo di coltivare il proprio cibo, creando gli habitat idonei affinché ciò avvenga. Per questo, è già stato ipotizzato che Marte possa essere il primo pianeta vegano.

In questo intento, fondamentali sono gli esperimenti condotti sulla Stazione Spaziale Internazionale, dove si conducono ricerche finalizzate appositamente alla crescita delle piante in condizioni di microgravità.

Esistono diverse tecniche per creare un habitat ideale. Quello più efficace sarebbe la coltivazione in laboratorio, proprio come accade sulla Iss. E, ovviamente, occorre la tecnologia adeguata. Insomma, si tratterebbe di costruire una struttura in grado di ospitare anche del personale per supervisionare la buona riuscita dell'impresa e che possa intervenire in caso di eventuali anomalie. Inoltre, dovrebbe essere alimentato da due pannelli solari e dovrebbe ruotare a due giri al minuto, simulando in questo modo la gravità di Marte.

Auspicabile sarebbe la divisione in sezioni del laboratorio in questione. Una, infatti, dovrebbe ospitare lo staff, mentre un secondo le coltivazioni vere e proprie delle piante. Infine, una terza sezione dovrebbe contenere l'apparecchiatura necessaria per la manutenzione del laboratorio stesso, garantendo il filtraggio dell'aria, il riciclo dell'acqua e la stabilità della rotazione. Il dottor Robert Zubrin, presidente della Mars Society, specifica che il personale, a causa della pressione dell'aria ridotta, potrebbe aver bisogno di indossare delle mascherine per gli elevati livelli di ossigeno, mentre la sezione dedicata alle piante richiederebbe elevati livelli di anidride carbonica per favorirne la crescita.

Altra questione da non sottovalutare è l'illuminazione. Le luci a LED hanno una vita media compresa tra le 15 e le 25 mila ore, pari quasi a 10 anni, con sette ore di esposizione alla luce ogni giorno. Mentre un'altra tecnologia dovrebbe affrontare il problema della simulazione della gravità. Gli scienziati, dunque, dovrebbero pensare ad un sistema per imitare la gravità marziana, magari coadiuvato da un satellite per mantenere la quota e la rotazione sempre costanti.

Ad ogni modo, almeno inizialmente, una dieta vegetariana sembra auspicabile, poiché le coltivazioni sono più semplici da gestire. Largo uso, quindi, di soia per le proteine, alghe ed ortaggi come piselli e verdure. Il tutto accompagnato dal giusto apporto di carboidrati grazie al grano e al riso. Per quanto riguarda le vitamine, invece, quella C sarà disponibile nella frutta.

Tuttavia, potrebbero essere i funghi i veri protagonisti della dieta marziana. Questi, dopotutto, sono ottime fonti di cibo e richiedono poche cure. Inoltre, sono degli efficaci sostitutivi della carne per il loro considerevole apporto di proteine. Un tipo di coltura, quindi, che può sostituire in modo eccellente l'allevamento di animali.

Un tipo di colture, quello finora elencato, già testato che ha avuto i suoi risultati. Sia da un punto di vista nutritivo che psicologico, legato al relax che gli spazi verdi possono dare.

Ma che dire della stampa 3D? Una tecnologia che, oggi, sta prendendo il sopravvento. E che, molto probabilmente, potrebbero aiutare l'uomo al suo sostentamento sul pianeta Marte. Grazie alle stampanti 3D, infatti, la dieta potrebbe variare in modo considerevole. Pesce, pizza e gelati potrebbero essere prodotti grazie a questa tecnica. E l'uomo su Marte godrebbe della possibilità di ampliare la propria alimentazione.

Federica Vitale

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