Movimenti sincronizzati: lo facciamo ma senza pensarci

sincronia movimenti

Gli esseri umani hanno la tendenza a sincronizzare i loro movimenti spontaneamente. Due amici, o una coppia, che camminano l'uno di fianco all'altro, sincronizzano senza neanche accorgersene i loro movimenti. Ma cosa c'è alla base di questo comportamento?

Il meccanismo neurologico e il suo ruolo nelle interazioni sociali è rimasto a lungo sconosciuto, ma un nuovo studio, condotto dai neuroscienziati cognitivi del California Institute of Technology (Caltech) ha permesso di scoprire che la sincronizzazione del corpo tra due soggetti aumenta dopo un'interazione sociale cooperativa, suggerendo che la nostra capacità di sincronizzare i movimenti del corpo è un indicatore misurabile delle interazioni sociali.

Per lo studio, il team ha valutato l'ipotesi che il movimento del corpo in sincronia sia alla base dell'interazione sociale. Gli scienziati del Caltech hanno misurato la quantità dei movimenti delle dita di due partecipanti a cui era stato detto di stendere le braccia e di puntare il dito indice l'uno verso l'altro, un po' come nella famosa scena di ET tra l'alieno ed Elliott.

Ai due partecipanti è stato ordinato di mantenere le loro dita ferme il più possibile cercando di rimanere a lungo con gli occhi aperti. I ricercatori nel frattempo ne hanno registrato l'attività neuronale con elettroencefalografia e la posizione delle loro dita nello spazio è stata monitorata da un sistema di motion-capture. I partecipanti hanno ripetuto il compito otto volte. Le prime due volte sono state una sorta di prova preliminare (pre-training), seguita da altri quattro cicli durante le quali ad un soggetto è stato chiesto di compiere alcuni movimenti e al secondo di imitarlo, e infine da due conclusivi (post-training).

Nelle sessioni post-training, la correlazione tra i movimenti delle dita dei due partecipanti era significativamente più alta rispetto a quella delle sessioni pre-training. “I nostri risultati possono fornire un potente strumento per identificare le basi neurali delle normali interazioni sociali e di quelle 'deteriorate', così come dei deficit spesso associati all'autismo”, ha spiegato Shinsuke Shimojo, autore senior dello studio.

Secondo i ricercatori, questo esperimento, nonostante la semplicità, è del tutto nuovo in quanto permette ai partecipanti di interagire inconsciamente, mettendo in luce la capacità di sincronizzarsi a vicenda e in maniera inconsapevole.

Lo studio è stato pubblicato su Nature.

Francesca Mancuso

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