Astronauti: la nuova missione simulata alle Hawaii

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Avevamo già seguito l'esperimento grazie al progetto europeo Mars 500, conclusosi lo scorso novembre, che aveva visto sei volontari (tra cui l'italiano Diego Urbina) soggiornare per quasi un anno e mezzo in una capsula spaziale, aggiudicandosi il primato di viaggio spaziale simulato più lungo. In tale occasione, la ricerca era concentrata sulle conseguenze psicofisiche a cui vanno incontro le persone in uno spazio angusto e per così lungo tempo.

Questa nuova missione, invece, è stata promossa dalla Nasa, insieme a un gruppo di ricercatori della Cornell e della Hawaii Manoa University. La ricerca è stata rivolta a 6 volontari per simulare le condizioni di vita e lavorative degli astronauti in un'ipotetica missione su Marte.

Si sono accettati volontari, dunque, propensi a trascorrere quattro mesi in una capsula, sperimentando le condizioni di vita e di lavoro degli astronauti. La location del programma però non sarà l'orbita, ma un'assolata spiaggia rossa hawaiana che simulerà il colore caratteristico del pianeta. Il progetto è contraddistinto dal nome Hawaii Space Exploration Analogue & Simulation, da cui l’acronimo HI-SEAS. Come ipotetico inizio comunque occorrerà attendere il 2013.

La presentazione delle candidature si è chiusa il 29 febbraio scorso e, tra i requisiti richiesti, una laurea in scienze, matematica o ingegneria e un'esperienza scientifica o nel campo ingegneristico, nonché una buona conoscenza della lingua inglese. L'onorario ammonterà a 5 mila dollari più le spese del viaggio. La selezione degli aspiranti astronauti procederà in due fasi. In estate, durante un seminario presso l'Università americana di Cornell, la stessa che ha formulato il progetto, e alla fine dell'anno seguiranno le prove pratiche.

Durante l'intero arco della missione, sarà monitorato il cambiamento nei gusti alimentari e verrà studiato il modo di poter soddisfare gli astronauti garantendo loro una dieta equilibrata. Infatti, è molto frequente che gli astronauti si stanchino dei soliti pasti, i cosiddetti instant foods, e, soprattutto nel lungo periodo, capita che perdano appetito (e in alcuni casi anche l'olfatto) e tendano di fatto a mangiare meno. Ciò costituisce un rischio a causa della carenza nutrizionale che porta, di conseguenza, alla perdita muscolare e alla riduzione delle capacità fisiche.

Per questo, durante la missione, i volontari mangeranno sia cibo pronto che preparato sul momento da loro, utilizzando semplicemente tanta fantasia. Dopo il pasto, il loro compito sarà quello di aggiudicare un voto a ciò che hanno mangiato. Bisognerà definire come cambieranno le preferenze degli astronauti durante il volo. Le ricette più apprezzate entreranno a far parte di un libro di ricette cosmiche. Quotidianamente, infatti, verrà loro affidato un questionario al quale rispondere riguardo le loro condizioni fisiche e verrà valutato il loro umore. In tal modo, i ricercatori monitoreranno i cambiamenti di gusto degli astronauti volontari e valuteranno gli ingredienti necessari per la preparazione di pasto diversificati in vista di un'ipotetica partenza per un viaggio verso il pianeta rosso. La questione dell'alimentazione degli astronauti è talmente importante che diversi istituti se ne sono occupati.

Durante l'esperimento, i volontari comunicheranno con la Terra in differita, proprio come se la distanza fosse reale, e saranno costretti ad indossare una finta tuta spaziale ogni volta che sarà programmata un'uscita dalla capsula.

Per parte sua, l'agenzia spaziale russa, Roskomos, ha già reso noto che l'esperimento Mars 500 verrà ripetuto e, questa volta, in condizioni di piena assenza di gravità, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

Federica Vitale

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