Conformismo e omologazione: nei social network come nella realtà

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Oltre un secolo fa lo psicologo austriaco formulava una teoria, quella dell'equilibrio sociale’, secondo cui i sentimenti positivi o negativi nei rapporti sociali creano una sorta di conformismo delle opinioni: oggi questa teoria trova conferma anche nella realtà virtuale.

Un gruppo di matematici della Sissa di Trieste - Claudio Altafini, Giuseppe Facchetti e Giovanni Iacono- ha adottato le ipotesi di Heider come punto di partenza per una ricerca sociale contemporanea, analizzando le dinamiche relazionali fra gli utenti di tre social network: Epinions, Slashdot e “WikiElections”.

Per comprendere meglio i risultati della Sissa è bene rispolverare gli assunti di base della teoria dell’equilibrio, secondo cui esistono maggiori probabilità che in una comunità sociale si stabiliscano relazioni di questo tipo:

  • Gli amici dei miei amici sono miei amici;

  • I nemici dei miei amici sono miei nemici;

  • I nemici dei mei nemici sono miei amici.

Si tratta in pratica di dinamiche relazionali transitive, per così dire, che tendono ad accantonare eventuali conflitti in favore di scelte conformiste omologatesi intorno a quelle di alcuni particolari soggetti, i cosiddetti ‘opinion leaders’.

Lo studio condotto presso la Sissa, che sarà prossimamente pubblicato sul Proceedings of the National Academy of Science (Pnas), offre i primi dati quantitativi a supporto della teoria dell’equilibrio, dimostrando come le interazioni che possono causare stress o frustrazione all’interno di una comunità siano tendenzialmente evitate, mentre è molto più frequente che siano condivisi sentimenti positivi o negativi che bilanciano tensioni e apprezzamenti.

Così, se il soggetto A tagga negativamente il soggetto C, e B è amico del soggetto A, anche B tenderà ad allinearsi con l’opinione dell’amico A esprimendo giudizio negativo su C.

La teoria di Heider non era mai stata verificata su così larga scala”, ha precisato Altafini, “Noi abbiamo studiato la mappa delle interazioni tra le persone in tre comunità digitali e per passare dalle relazioni fra tre soggetti a quelle tra centinaia di migliaia di membri di questi social network abbiamo usato l’algoritmo con cui si calcola lo stato di energia minima di uno spin glass.

In pratica, le connessioni fra utenti sono state paragonate agli spin magnetici di un materiale, soggette quindi alle leggi dei legami di attrazione (+, amicizia) e repulsione (-, inimicizia). I tre social network scelti, infatti, pur essendo meno capillari rispetto alle clamorose comunità di Facebook o Twitter, consentono di esprimere giudizi sia positivi che negativi, etichettando le interazioni fra gli utenti in modo più chiaro e diretto: il risultato è che in linea di massima le persone impopolari sono tenute a debita distanza, lasciando così intatto l’equilibrio della rete, mentre quelle popolarissime influenzano a catena buona parte della comunità, bilanciando nuovamente l’intera rete di connessioni e giudizi.

Annalisa Di Branco

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