iPhone, è vero amore

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Si può essere “innamorati” di un iPhone? Per i neuroscienziati sì: per molti il rapporto con il proprio iPhone ha gli stessi sintomi dell'attività cerebrale tipica dell’amore. Ne è convinto Martin Lindstrom, esperto di neuroscienza applicata al marketing, che studia come le marche di prodotti di consumo manipolano le nostre sensazioni.

In passato Lindstrom, grazie alle risonanze magnetiche, studiò le somiglianze tra il rapporto che abbiamo con le nostre marche preferite ed il sentimento religioso, e scoprì che, rispetto ai prodotti Apple o alle moto Harley-Davidson, il cervello degli appassionati ha impulsi elettromagnetici simili a quelli di un fedele cattolico che osserva una foto del Papa.

Più di recente, Lindstrom ha preso venti neonati tra i 14 e i 20 mesi e ha messo loro in mano venti Blackberry: appena afferrati, i bimbi hanno subito sfregato i loro polpastrelli sul minischermo dello smartphone, come se fosse un iPhone. Sul New York Times, il neuroscienziato ha quindi scritto che i neonati di quella generazione sembrano programmati per l'interfaccia Apple.

Per quanto riguarda invece gli adulti, quelli che dimenticano a casa l'iPhone, restando senza per un'intera giornata lavorativa, “manifestano tutti i sintomi tipici della separazione da un essere amato, della deprivazione affettiva”.

Un secondo esperimento, volto ad identificare i dieci suoni più graditi alle nostre orecchie, ha visto classificarsi al terzo posto la suoneria personalizzata del nostro cellulare, e le reazioni della corteccia celebrale di 16 individui di età compresa fra i 18 e i 25 anni al suono della suoneria sono state le stesse di chi prova amore e compassione (in pratica le stesse emozioni che proviamo con fidanzati e genitori). Per Lindstrom, infine, chi lascia a casa l’iPhone si sente stressato e tagliato fuori dal mondo, ed il legame con il proprio melafonino è talmente forte che a volte ci si sorprende a sentirlo vibrare in tasca anche quando non è vero.

Antonino Neri

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