Google e la privacy: i Garanti Ue aprono un'istruttoria

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L'Ue è sul piede di guerra contro Google. Ancora una volta c'è di mezzo la privacy. Quella della tutela dei dati personali degli utenti è un querelle che dura da oltre un anno. Nonostante la tirata d'orecchie dello scorso ottobre, il colosso informatico non sembra aver adottato le garanzie a tutela della privacy degli utenti raccomandate dall'Unione Europea.

Per questo motivo, il Garante per la privacy italiano, insieme a quelli di altri cinque paesi del Vecchio Continente, ha aperto un'istruttoria nei confronti di Google per verificare il rispetto della disciplina sulla protezione dei dati personali e soprattutto la conformità dei trattamenti effettuati dalla società ai principi di pertinenza, necessità e non eccedenza dei dati trattati nonché agli obblighi riguardanti l'informativa agli utenti e l'acquisizione del loro consenso.

L'iniziativa nasce dunque nell'ambito di un'azione congiunta intrapresa dalla task force creata ad hoc e formata dalle Autorità per la protezione dei dati di Francia, Italia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Spagna.

Cosa è accaduto? Nel corso dell'ultimo anno, tra marzo ottobre 2012, il gruppo che riunisce le Autorità della privacy dei 27 Paesi dell'Ue ha analizzato la privacy policy di Google per stabilire se fosse in linea con i requisiti fissati nella Direttiva europea sulla protezione dei dati (Direttiva 95/46/CE).

Alla luce dei risultati ottenuti, i Garanti europei hanno chiesto a Google di adottare, entro 4 mesi, alcune modifiche "necessarie per assicurare la conformità dei trattamenti alle disposizioni vigenti". Passato tale periodo, alcuni rappresentanti di Google hanno chiesto un incontro con la task force che si è svolto il 19 marzo scorso, a seguito del quale tuttavia la società, nonostante avesse manifestato la propria disponibilità, "non ha ancora adottato alcuna concreta iniziativa" dice il Garante italiano.

Le accuse hanno una loro rilevanza. Ad ottobre, l'Ue cos' come gli Usa avevano sottolineato che Google "usa i dati degli utenti raccogliendoli in maniera massiva e su larghissima scala, in alcuni casi senza il loro consenso, conservandoli a tempo indeterminato, non informando adeguatamente gli utenti su quali dati personali vengono usati e per quali scopi, e non consentendo quindi di capire quali informazioni siano trattate specificamente per il servizio di cui si sta usufruendo".

Google avrebbe dovuto adottare una serie di garanzie a tutela della privacy degli utenti, ad esempio inserendo informative privacy all'interno dei singoli prodotti, anche mediante dispositivi informatici, fornendo informazioni accurate riguardo ai dati più a rischio, come quelli sulla localizzazione e quelli sui pagamenti on line e adattando le informative alle tecnologie mobili.

"Google non può raccogliere e trattare i dati personali dei cittadini europei senza tenere conto del fatto che nell'Unione europea vigono norme precise a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini dell'Ue. L'azione congiunta dei Garanti europei mira a riaffermare questo principio e a far sì che questi diritti vengano garantiti" ha commentato il Presidente dell'Autorità Garante italiana Antonello Soro. "Il Garante italiano è da tempo impegnato sul fronte internazionale proprio per operare affinché la privacy dei cittadini europei venga rispettata, non solo dalle imprese dell'Ue, ma anche da parte dei big della Rete e da tutte le società che operano nel settore delle comunicazioni elettroniche, ovunque esse siano stabilite. Vogliamo impedire che esistano zone franche in materia di diritti fondamentali".

A Mountain View sarà finalmente arrivato il messaggio?

Francesca Mancuso

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