Caccia ai terroristi: si fa col dna degli zaini

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Esplode una bomba, colpa del terrorismo. Sì, ma chi sono fisicamente i terroristi? Le metodologie di indagine scientifica oggi dicono: lo scopriamo analizzando il Dna dello zaino che conteneva la bomba. Più semplice ed efficace di cercare il Dna sulle bombe esplose. Lo dicono i ricercatori della Michigan State University (Usa) guidati dal biologo forense e professore di giustizia criminale David Foran, in collaborazione con Shane Hoffmann e Shawn Stallwort, entrambi impegnati con le forze dell’ordine.

Il Dna, la nostra carta di identità molecolare, è ormai l’obbiettivo principe delle indagini quando viene commesso un delitto. Le sue tracce infatti possono dire quasi con certezza chi era sul luogo del misfatto, quindi molto probabilmente chi è o chi sono le persone coinvolte. In pratica si porta avanti il metodo chiamato ‘consensum profiling’, ovvero il tracciamento dell’identità dell’indiziato, e si effettua il confronto con il Dna prelevato a tutti i sospettati, fino ad arrivare al matching.

Tuttavia spesso questa molecola si degrada a causa di vari fattori (lungo tempo trascorso tra il delitto e l’analisi, vicinanza con fonti di calore o di alterazione di pH, contaminazioni di molti tipi). Una bomba esplosa raggiunge per esempio elevatissime temperature, e questo ne può alterare significativamente le proprietà chimico fisiche, rendendo il Dna inutile ai fini dell’indagine.

In considerazione del crescente utilizzo di bombe fatte in casa da parte dei terroristi, in questo studio i ricercatori hanno dunque cercato di trovare una valida alternativa all’analisi delle bombe stesse, prelevando il Dna di 8 zaini contenenti bombe poi fatte esplodere e fatti portare sulle spalle per una settimana ad altrettanti 8 volontari. Il confronto tra i Dna degli zaini, prelevato da 11 zone diverse, e dei rispettivi volontari ha portato ad un matching perfetto, dimostrando che, più che le bombe stesse, sono i loro contenitori a poter essere efficacemente usati come oggetti di indagine criminologica.

D’altronde, se è vero che una bomba esplosa si distrugge completamente e raggiunge altissime temperature, gli zaini spesso non vengono totalmente polverizzati a causa dei loro tessuti molto resistenti, e non arrivano ad avere temperature così elevate. “Questo può portare un cambiamento nel modo con cui gli investigatori si approcciano a questo problema –afferma Foran- Le forze dell’ordine possono infatti a questo punto analizzare altri elementi se ritengono che questi siano più efficaci nel fornire informazioni sul Dna”.

Il lavoro è stato pubblicato su Forensic Sciences.

Roberta De Carolis

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