Internet: a Londra si decide il futuro del web

hague

Il futuro di Internet, regolato da un codice che tuteli i diritti umani ma che garantisca al tempo stesso la protezione dai cyber-criminali, senza snaturare il Web, che è e deve rimanere libero. Se n'è parlato in questi giorni a Londra, dove c'è stata una conferenza internazionale sul mondo della rete.

I 60 paesi presenti agli incontri si sono interrogati sulla possibilità di regolamentare Internet. Intanto due giorni fa al Queen Elizabeth Conference Centre il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha inaugurato gli incontri alla presenza di giganti di internet come Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, Joanna Shields, presidente di Facebook, Brad Johnson, vicepresidente di Cisco.

Una cosa è certa, anche secondo gli addetti ai lavori. Il Web non può essere censurato poiché "funziona e vive solo per via del talento di persone singole e dell' industria all' interno di un mercato aperto all' idee e alle novità".

Messaggio chiaro inviato ai rappresentanti di Russia e Cina, da anni imegnate sottobanco alla censura del web. Non dimentichiamo che, a parte la cyber-criminalità, che esiste anche fuori dal web, sotto svariate forme, Internet è stato il veicolo di una rivoluzione culturale, che parte dall'Egitto e vola fino all'Iran, che ha dato voce a chi prima non aveva alcun canale di comunicazione a disposizione.

"Noi dobbiamo sperare in un avvenire in cui Interner non sia più soffocato dal controllo degli Stati e dalla censura, ma dove prosperino l'innovazione e la competizione e gli investimenti e lo spirito di iniziativa siano ripagati", ha sottolienato il ministro Hague.

Neanche i governi possono arrivare a tanto. E se a dirlo è stato un rappresentate politico noi ci crediamo ancora di più. Prosegue Hague: "Noi ci opponiamo all'idea che sia accettabile il blocco di internet, dei server e dei media sociali da parte del governo di un paese in cui si sta verificando una sollevazione popolare". Numerosi sono ad oggi i tentativi di regolamentare la rete, a partire da quello francese dell'Hadopi, sul P2P e il Copyright. Nel corso dell'eG8, lo scorso anno, il Presidente francese Sarkozy decise che doveva spettare ai Governi la gestione e la regolamentazione della società e di ciò che la riguarda, internet incluso. In sostanza, impedire ad Internet di diventare "un universo parallelo fuori dalle leggi".

Pillole di buon senso arrivano anche da Cameron, secondo cui il compito delle istituzioni "è quello di trovare il giusto equilibrio: i governi non devono usare la sicurezza come scusa per la censura o negare ai loro popoli le opportunità che internet è capace di portare: i governi non possiedono la rete".

Francesca Mancuso

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