Nucleare: l’Italia ha detto NO: e adesso?

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Gli italiani non vogliono il nucleare, lo dissero con forza nel 1987 e lo ribadiscono in modo inequivocabile nel 2011. Erano 16 anni che in Italia un referendum non raggiungeva il quorum e in pochi credevano potesse succedere di nuovo, in pochi tranne quel 57 per cento che ha votato e ha detto NO. 4 i quesiti referendari di grande importanza per la scena politica ed economica del Paese, ma in molti sostengono che sia stato quello sul nucleare a fare da traino anche per gli altri. Ma adesso? Come affronteremo l’esigenza energetica?

Il petrolio finirà presto e da ora in avanti sarà comunque sempre più costoso. L’Italia dipende da altre nazioni, dai produttori di petrolio soprattutto, ma anche da altri Stati che finora sfruttavano l’energia nucleare, anche se –dato importante da sottolineare- alcune eccellenze economiche europee hanno deciso di rinunciarvi (Germania, Svizzera e Spagna in primis). Non si può ovviamente andare avanti così: il nostro debito pubblico è già alle stelle e rischia di salire sempre di più.

L’Italia è il paese del sole, lo cantavano i poeti, lo narravano gli scrittori, e turisti su turisti dai paesi più freddi vengono qui anche per questo. Ma il nostro fotovoltaico copre appena lo 0.5 per cento del fabbisogno energetico. L’Italia è circondata dal mare ed è piena di corsi d’acqua al suo interno, ma con l’idroelettrico non andiamo molto meglio. E il vento? Ci sono zone, soprattutto nelle isole, dove di certo non manca, ma il nostro eolico è quasi sempre boicottato per cause pseudo ambientaliste.

Continuano a dirci che queste fonti o sono costose e poco redditizie rispetto ai capitali investiti (fotovoltaico), o deturpano il paesaggio (eolico) o chissà che altro. Lo scarso rendimento del fotovoltaico però inizia seriamente a vacillare come giustificazione (a questo punto sarebbe meglio chiamarla ‘scusa’), vista la recente notizia che arriva dalla Germania: il solare supera l’atomo.

Ebbene sì, un paese senza il sole costruisce centrali fotovoltaiche con una potenza complessiva di 17 GW, contro quelle nucleari da 15. E nel 2011, contro ogni aspettativa, coprirà il 20 per cento del suo fabbisogno energetico, con previsioni che arrivano al 50 per cento nel 2020. Tra l’altro uno studio condotto da John Blackbur della Duke University (Usa) ne mette in evidenza anche i minori costi rispetto all’energia dell’atomo.

Quanto potremmo fare noi? Non serve un matematico o un fisico per fare una stima grossolana. Eppure è notizia altrettanto recente l’abolizione degli investimenti per costruire centrali fotovoltaiche da 18 MW nella zona di Colleferro (Roma), con blocco immediato dei lavori, in quanto gli agricoltori di zona si ribellano agli espropri dei loro terreni.

Miopia politica, scambi di favori, compravendita di consensi: per questo siamo così indietro. Che il no al nucleare possa costringerci a fare qualcosa di serio al di là degli interessi di piccole lobby? Tutti noi ce lo auguriamo auspicando un futuro in direzione delle fonti rinnovabili.

Roberta De Carolis

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