L’umanità nello spazio: quale futuro?

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Il programma shuttle della Nasa sta per terminare: manca ormai un giorno al rientro dell’ultimo Shuttle dalla Stazione Spaziale Internazionale. Dopo 30 anni il programma Shuttle volge al termine. E adesso? La domanda riecheggia tra i media, preoccupati per il futuro dell’umanità nello spazio. Gli investimenti statali sono sempre più carenti nel campo delle missioni aerospaziali, e questo desta ansie in un mondo sempre più curioso di dare risposte alle domande che da sempre l’uomo si pone: da dove veniamo? Siamo soli?

"È tempo per il settore privato di prendere la guida della creazione di nuovi mercati ed espandere la presenza dell'umanità nello spazio. I governi non possono e non lo faranno da soli in tempi brevi" sostiene William Stone, ingegnere aerospaziale presidente della Shackleton Energy Co. in Del Valle (Texas, Usa). Dove lo Stato non c’è arriva il privato dunque. Questa per ora sembra la risposta. La società di Stone è stata infatti incoraggiata ad occuparsi del trasporto in orbita bassa, ovvero dove risiede la Stazione Spaziale Internazionale, nella quale astronauti, astrofisici e astronomi vivono interi periodi per compiere missioni ed effettuare studi.

Il primo passo per l’industria sarà l’insediamento di miniere a cielo aperto sulla Luna per l’estrazione di risorse preziose. Questo potrebbe far sollevare gli animi di alcuni ambientalisti come accadde nel 2009, quando la Nasa fece schiantare un razzo sulla Luna per la ricerca di acqua. D’altronde è noto che il nostro satellite potrebbe realmente essere una ricca fonte di materie prime, e quindi probabilmente l’azienda non si fermerà. "La scoperta di ricche concentrazioni di idrogeno sulla Luna aprirebbe un universo di possibilità", afferma infatti Stone. Non era dello stesso avviso Margherita Hack, che di recente abbiamo intervistato, secondo la quale i costi per raggiungere il nostro satellite non giustificherebbero i ricavi.

"Per la prima volta, l'accesso allo spazio sarebbe davvero economico. Addirittura nuove attività potrebbero essere intraprese, compreso il turismo spaziale, la pulizia dei detriti spaziali, il rifornimento satellitare e i viaggi interplanetari" continua l’ingegnere. Per distaccarsi dalla Terra il prezzo di carburanti e materiali di consumo per i motori spaziali si aggira intorno ai 20 mila dollari per libbra (circa 40 mila dollari per chilogrammo), ma Stone e altri esperti si sono resi conto che le risorse potrebbero essere estratte dalla Luna realmente a buon mercato. Trasportare materiale dalla Luna richiede infatti da 14 a 20 volte in meno il carburante necessario per portare in orbita materiale a partire dalla superficie terrestre. Questo perché la forza di gravità esercitata dal satellite è nettamente inferiore a quella sulla Terra, poiché il nostro pianeta ha una massa di molto superiore.

Supponendo che vi siano significative riserve di ghiaccio in corrispondenza dei poli del lato buio della Luna, Stone prevede di investire 20 miliardi nell'arco di un decennio, per stabilire una rete di "stazioni di servizio di rifornimento" sulla Stazione Spaziale Internazionale e sulla Luna, nonché per la produzione e la fornitura di carburante e altri beni di consumo per missioni nello spazio profondo.

Il piano di Stone sarebbe in realtà quello di costruire un vero e proprio impianto di produzione lunare di carburante, per sciogliere il ghiaccio e purificare l’acqua, che sarebbe poi sottoposta ad un processo noto come elettrolisi, con il quale il liquido è sottoposto ad una forte tensione, generante una corrente elettrica in grado di scindere l’acqua nei suoi componenti primi, ovvero idrogeno e ossigeno. L’orbita del nostro pianeta farebbe poi da freno aerodinamico per stabilizzare il carico di acqua lunare sulla bassa orbita terrestre, in modo da risparmiare carburante.

I progetti dunque ci sono. Sarà ora da vedere se le preoccupazioni dei media saranno placate dalla loro attuazione.

Roberta De Carolis

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