Citta' del futuro: a Copenaghen il quartiere contro i cambiamenti climatici

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Tra qualche decennio, i cambiamenti climatici faranno sentire ancora di più i loro effetti sulle città. E c'è già chi si sta preparando ad affrontare eventi estremi. In Danimarca, un quartiere di Copenaghen si sta attrezzando per contrastare l'innalzamento del livello del mare e i nubifragi. Le città del futuro dovranno dunque tenere conto delle tristi novità che ci riserva il global warming.

Ormai è un fatto certo, l'aumento globale delle temperature è colpa dell'uomo. Ma adesso è tempo di correre ai ripari. Anche se i grandi della Terra non hanno forse ben capito la gravità della situazione rinviando ogni decisione alla conferenza sul clima di Parigi, all'altra parte c'è chi invece si sta attrezzando per non dover poi fare la conta dei danni, lavorando di prevenzione.

Entro dicembre di quest'anno, il quartiere di San Kjeld sarà risistemato e adeguato per far fronte a inondazioni, alle tempeste e all'innalzamento del livello del mare.

Proprio mentre a Parigi, i responsabili politici dovranno discutere delle sorti del clima, i residentidi San Kjeld saranno i primi a sperimentare un quartiere adattato al cambiamento climatico. “Il cambiamento climatico è una realtà e dobbiamo essere preparati alle inondazioni, alle tempeste e all'innalzamento del livello del mare”, ha detto René Sommer Lindsay, il funzionario della città responsabile della trasformazione del quartiere.

Una scelta quasi obbligata per Copenaghen. Nel 2011 la città è stata investita da un nubifragio catastrofico che ha provocato danni per circa un miliardo. Da qui la decisione per la città portuale di trovare il modo di proteggesi dalla violenza del clima del futuro e del presente. “Il nubifragio è stato davvero un campanello d'allarme. Abbiamo detto, 'Invece di fare progetti puntiformi, cerchiamo di sviluppare un piano importante per l'acqua piovana, che è un problema solo se va dove non deve andare” ha detto Lindsay.

Si è così deciso di affidare le sorti di San Kjeld allo studio di architettura Tredje Natur che ha già escogitato alcune soluzioni sia per favorire lo scolo dell'acqua che per raccogliere quella in eccesso in bacini. Per fare defluire l'acqua piovana, i progettisti stanno modificando viali e parchi trasformandoli in punti di raccolta. L'altra soluzione è quella di favorire il deflusso verso il mare di milioni di litri d'acqua, attraverso le strade presenti nelle vicinanze dei bacini di raccolta, trasformate in canali di scolo.

Sarà una grande quantità di acqua quella che dovremo riorientare quando il prossimo nubifragio ci colpirà”, spiega Flemming Rafn Thomsen di Tredje Natur. “Abbiamo esaminato St. Kjeld e ho pensato, 'C'è un sacco di asfalto senza funzione. Possiamo usare parte di quello spazio per l'acqua”.

copprima

Parte dell'asfalto delle piazze sarà eliminato e sostituito con un tappeto erboso intervallato da percorsi pedonali. E qualora una tempesta si abbattesse sulla città, causando inondazioni o l'innalzamento del livello del mare, i mini-parchi si trasformeranno in bacini idrici e le piazze saranno inoltre in grado di raccogliere l'acqua dai tetti degli edifici circostanti.

Un primo passo, ma la prospettiva futura sembra essere quella delle città galleggianti. Soluzioni estreme per altrettanto estremi fenomeni.

Francesca Mancuso

Foto: Aljazeera

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