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Non tutti hanno avuto occasione di ammirare la cometa di Halley nell’ormai lontano 1986, e non tutti l’avranno al suo prossimo passaggio, nel 2061. Ci vogliono infatti ben 75 anni perché essa compia un giro completo attorno al sole e si lasci ammirare dalla Terra, ma se sarete fortunati e sufficientemente motivati, potrete goderne almeno un po’ proprio stasera, 6 maggio.

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Agli albori dell’Universo illuminavano la nostra galassia le prime, massive stelle, alcune delle quali decine di volte più grandi del sole stesso. Della loro forza resta, secondo una recente pubblicazione, una scia di elementi chimici nel cielo altrimenti inspiegabile.

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Sepolti al Polo Sud di Marte, il radar del Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della Nasa ha identificato enormi depositi di ghiaccio secco, per un totale di circa 10 mila chilometri cubici, una quantità sufficiente per fare un calderone nebbioso in ogni famiglia degli Stati Uniti ogni notte di Halloween per i prossimi 20 milioni di anni, o per raffreddare alcuni quadrilioni di congelatori di bistecche congelate per i trasporti nazionali.

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Marte, il pianeta rosso, forse rimarrà ancora per decenni inesplorato, almeno da parte dell'uomo. Lo scorso venerdì, infatti, durante il Federation Council, l'agenzia spaziale russa Roscosmos ha freddato gli animi annunciando l'impossibilità di sbarcare su Marte almeno fino al 2025. E per l'uomo fino al 2035.

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Ancora immagini suggestive provenienti dallo spazio più profondo. E questa volta grazie a Spitzer, il telescopio spaziale per radiazione infrarossa della Nasa. Gli astronomi hanno scoperto che le emissioni simmetriche di una stella nascente sono in ritardo rispetto al periodo di tempo calcolato per la loro formazione completa.

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Per secoli si è discusso se fosse la Terra al centro dell’universo, o meglio del sistema solare, o se invece il nostro fosse solo uno dei tanti pianeti che ruotavano intorno al sole. Dover constatare la seconda ipotesi si tradusse automaticamente nella perdita di centralità dell’uomo e di questo tipo di vita all’interno del cosmo. Oggi c’è chi dice che la vita potrebbe essere nata addirittura da corpi celesti in qualche modo espulsi dai loro sistemi solari: un altro duro colpo, se mai sarà confermato, alla visione antropocentrica dell’universo. Gli studi sono stati portati avanti da Viorel Badescu del Polytechnic University of Buchares (Romania) e pubblicati su Planetary and Space Science.

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Questa volta sarà l'Olanda protagonista sul palcoscenico astronomico con un nuovo ed originale studio dell'Università di Amsterdam che si propone di esplorare i campi magnetici di bizzarre stelle appartenenti alla categoria O. Questo tipo di corpi celesti si caratterizza per lo spettro quasi del tutto invisibile. Questa caratteristica è dovuta ad un insufficiente numero di atomi con elettroni che, in contesti regolari, dovrebbero produrre visibili linee cromatiche.

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