#Plutone: New Horizons svela i suoi colori e il suo cuore pulsante

Plutone foschie

Plutone: New Horizons dimostra che il pianeta è tutt’altro che morto: ghiacciai, catene montuose, nonchè foschie alte più di 100 chilometri. Le immagini mostrano un corpo celeste che non ci aspettavamo, oltre al suo lato oscuro, posto tra la nostra stella e la sonda, dalla quale è stato dedotta l’altezza della nebbia. Questo dato in particolare ha sorpreso gli esperti, secondo i quali la temperatura del corpo celeste non avrebbe consentito uno spessore superiore ai 30 metri.

“Sapevamo che la missione di Plutone avrebbe portato alcune sorprese, e ora, 10 giorni dopo l’avvicinamento, possiamo dire che la nostra aspettativa è stata più che superata - ha commentato John Grunsfeld, associate administrator della Science Mission Directorate della Nasa – Con ghiacciai, superfici chimicamente esotiche, catene montuose, e una così ampia foschia, Plutone sta mostrando una geologia planetaria talmente varia da essere veramente emozionante”.

Le immagini sono state realizzate con l’aiuto del Long Range Reconnaissance Imager in combinazione con il Ralph instrument: la tecnica ha permesso di incrementare i contrasti e di restituirci immagini spettacolari del “cuore del cuore”, secondo gli esperti ricco di ghiacciai contenenti azoto, monossido di carbonio e metano, che si spostano periodicamente dall’equatore ai poli del pianeta.

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Credits: NASA/JHUAPL/SwRI

Analisi preliminari hanno mostrato inoltre due livelli distinti di foschia, uno a circa 80 chilometri sopra la superficie e l’altro a circa 50 chilometri. “La mia mascella era a terra quando ho visto questa prima immagine di un ambiente alieno nella fascia di Kuiper - ha detto Alan Stern, principal investigator di New Horizon presso il Southwest Research Institute (SwRI) a Boulder, Colorado - Ci ricorda che l’esplorazione ci dona di più di scoperte incredibili, perché porta alla bellezza incredibile”.

La notizia è stata dunque accolta con molto entusiasmo in quanto ha contraddetto i calcoli degli stessi astronomi, che non ritenevano la temperatura del pianeta adatta a produrre una nebbia così spessa. Un’ulteriore conferma che le esplorazioni potranno sempre dare di più dei calcoli di previsioni e che quindi investire in queste ricerche non è mai superfluo.

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Credits: NASA/JHUAPL/SwRI

E c’è di più. Le nebbie rilevate in questa immagine costituiscono infatti un elemento chiave nella creazione di composti di idrocarburi complessi che forniscono alla superficie di Plutone il suo colore rossastro. Ma alla luce di queste osservazioni gli scienziati affermano di aver bisogno di nuove teorie per capire cosa sta succedendo.