Marte: i batteri lo colonizzeranno prima dell'uomo?

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I batteri della Terra potrebbero colonizzare la superficie di Marte. È quanto emerge da una nuova ricerca condotta a bordo della Stazione Spaziale Internazionale relativa alla colonizzazione batterica sul pianeta rosso e a come questa potrebbe conquistarlo prima dell'occupazione umana.

La ricerca è stata condotta da tre team che si sono concentrati sullo studio del modo più appropriato per evitare che i microbi dalla Terra possano attaccare e minacciare il pianeta rosso, magari giungendovi a bordo dei veicoli spaziali. È quasi impossibile, infatti, rimuovere gli agenti contaminanti dalle navicelle dirette verso altri pianeti. Grazie ad una migliore comprensione di come gli organismi possono sopravvivere nello spazio o sulla superficie di altri mondi, gli scienziati si sono prefissi di conoscere quali siano le forme di vita microscopica resistenti a questi viaggi. "Se si è in grado di ridurre il numero a livelli accettabili, l'ipotesi è che le forme di vita non sopravvivano in condizioni spaziali difficili", ha spiegato Kasthuri Venkateswaran, del Jet Propulsion Laboratory.

I ricercatori hanno affrontato il problema mediante esperimenti indipendenti. Il primo ha utilizzato un esperimento a bordo della Iss. In questo caso, il team ha proceduto ad esporre gli organismi noti per essere resistenti agli habitat terrestri a 18 mesi di vita nello spazio. "Si è constatato che alcuni (di questi) sono anche parzialmente resistenti all'ambiente ancor più ostile dello spazio esterno, compreso il vuoto, gli sbalzi di temperatura, l'intero spettro di radiazione elettromagnetica solare extraterrestre e le radiazioni ionizzanti cosmiche", hanno spiegato gli scienziati.

Un secondo gruppo, composto dai ricercatori del Centro Aerospaziale Tedesco, del California Institute of Technology e, infine, del Jet Propulsion Laboratory, ha esposto i batteri alle condizioni proibitive di vita dello spazio per circa un anno e mezzo. Per condurre tale esperimento, si sono avvalsi della European Technology Exposure Facility (EuTEF) presente sulla stazione spaziale. “Dopo 18 mesi di esposizione alle condizioni dello spazio e del buio, le spore hanno dimostrato di avere il 10/40 per cento di sopravvivenza, mentre è stato osservato un tasso di sopravvivenza dell'85/100 per cento quando queste spore sono state tenute a bordo della Iss in condizioni atmosferiche marziane”, ha riferito il team scientifico.

Quando i batteri del phylum Firmicute sono sotto stress, si è constatato come questi possano formare gusci di protezione, chiamati endospore. Tali rivestimenti proteggono gli organismi dai danni derivanti da condizioni ambientali estreme come la siccità. I biologi hanno cercato di capire se queste strutture possano proteggere i batteri dai processi di risanamento e dall'ambiente dello spazio.

Infine, un'equipe internazionale, nata dalla collaborazione tra Germania, Francia e Stati Uniti, ha sottoposto i batteri a condizioni simili a quelle attese nel caso si effettuasse un viaggio alla volta della superficie di Marte. È stato dunque dimostrato che solo la luce ultravioletta è efficace ad uccidere gli organismi. "Tutti gli altri parametri ambientali incontrati dal 'viaggio su Marte' o dal 'rimanere su Marte' hanno causato pochi danni alle spore, che mostravano oltre il 50 per cento di sopravvivenza. I dati dimostrano l'elevata probabilità di sopravvivenza delle spore nel caso di una missione su Marte, se protette dall'irraggiamento solare", hanno dichiarato i ricercatori.

Federica Vitale

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