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Voyager 1: le immagini del lungo viaggio nel sistema solare

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La sonda Voyager 1 è finalmente giunta nello spazio interstellare. Costruita negli '70, è riuscita ufficialmente a far “esplodere” la bolla magnetica protettiva che si forma intorno al Sole. Per oltrepassarla.

La piccola navicella, delle dimensioni veramente molto ridotte, darà agli scienziati un primo reale assaggio di ciò che sta oltre il nostro sistema solare. Gli strumenti di bordo, infatti, sono esposti alla piena raffica di particelle e radiazioni cosmiche che si trovano oltre l'eliosfera solare.

Ma, mentre ci fornirà una nuova prospettiva sulla nostra galassia, la sonda Voyager 1 ha anche il potenziale di voler raccontare alle altre (possibili) forme di vita intelligente qualcosa di noi. Per questo, a bordo della sonda spaziale, è stato immesso un disco di rame placcato oro da 12 pollici, il Golden Record, inciso con disegni, immagini e suoni provenienti dalla Terra.

Non è tutto. Il viaggio è stato lungo ed intenso, oltreché storico. Lanciato il 5 settembre 1977, Voyager 1, insieme alla sua “gemella” Voyager 2 (a distanza di poco tempo), ha avuto la possibilità di incontrare, nel suo cammino che lo ha portato 19 miliardi di chilometri lontano da noi, alcuni dei pianeti del nostro sistema. Giove, Saturno, Urano e Nettuno e le loro lune sono stati oggetto di immagini diligentemente inviate agli scienziati sulla Terra.

"Siamo letteralmente saltati sulle nostre sedie quando abbiamo visto queste oscillazioni nei nostri dati, ci hanno mostrato che il veicolo spaziale si trovava in una regione completamente nuova, paragonabile a quello che era previsto fosse lo spazio interstellare, e totalmente diverso da quello nella bolla solare", ha dichiarato l'autore principale dello studio Don Gurnett, della University of Iowa.

Una vera sorpresa, dunque, che ha lasciato gli scienziati soddisfatti per il risultato raggiunto. E per quelli che otterranno in futuro. Infatti, Voyager 1 trasmetterà alla Terra ancora per qualche anno, fino a quando la sua “batteria” gli permetterà di inviare immagini e suoni. Dopodiché, navigherà silenziosa verso l'ignoto e della sonda non ci rimarranno altro che le immagini finora inviate. E ci chiederemo se mai avrà incontrato qualcuno, là fuori nel cosmo, che avrà ascoltato i nostri suoni.

Federica Vitale

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