Le aurore sugli esopianeti

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Le aurore sono indubbiamente dei fenomeni naturali molto spettacolari, e forse ancor di più quelle che avvengono sugli altri pianeti. Alcuni ricercatori dell’Harvard Smithsonian Centre for Astrophysics hanno effettuato una simulazione fondata su un modello che cerca di prevedere le possibili conseguenze su un pianeta gigante gassoso che orbita molto vicino alla sua stella, come molti dei pianeti extrasolari finora individuati.

Tra i vari risultati - come riporta Media Inaf - c’è stata anche la comparsa di aurore da 100 a 1.000 volte più intense delle nostre.

Sulla Terra si verifica un’aurora boreali quando, a causa delle eruzioni solari, dei flussi intensi di particelle cariche colpiscono il nostro campo magnetico, che le incanala verso i poli: qui le particelle si scontrano con le molecole dell’atmosfera, e ne scaturisce una luce simile a quella dei neon. Più le eruzioni solari sono intense, più nasceranno aurore luminose e spettacolari.

Secondo la simulazione, nel caso di un pianeta gigante gassoso l’aurora appare come un anello attorno all’equatore, sino a 1.000 volte più intensa che sulla Terra. Nell’arco di sei ore l’aurora si estende verso i poli e copre buona parte del pianeta, prima di iniziare lentamente a scomparire.

La vicinanza alla stella e la forza del fenomeno non provocherebbero alcun danno al pianeta, perché protetto dal suo campo magnetico, ed è proprio questo il risultato più interessante per i ricercatori, oltre naturalmente alla spettacolarità delle aurore. I ricercatori sono già al lavoro su una nuova simulazione, per scoprire se anche i pianeti rocciosi vicini alla propria stella - sui quali potrebbe anche svilupparsi la vita - potrebbero sopportare una forza d’urto del genere.

Antonino Neri

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