Il passato burrascoso del meteorite russo

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Il meteorite che ha ferito più di 1.500 persone lo scorso 15 febbraio, quando è esploso riversando detriti su una tranquilla cittadina russa, potrebbe essersi scontrato con un altro oggetto del nostro Sistema Solare prima di raggiunere l'atmosfera terrestre.

Uno studio sulla sua composizione ha mostrato, infatti, che la roccia spaziale aveva subìto una sorta di scontro violento prima di entrare nell'atmosfera del nostro pianeta e disegnare di striature il cielo sulla regione di Chelyabinsk, nella Russia centrale. Una palla di fuoco accecante, la definirono i primi testimoni. E nei frammenti analizzati sono state individuate piccole quantità di elementi chimici che, con ogni probabilità, si sarebbero formati dopo il processo chimico innescato dall'impatto.

Ciò indica quasi certamente che il meteorite provenisse da una regione prossima al Sole o che fosse stato oggetto, a sua volta, di una collisione con un altro corpo del sistema solare, forse un pianeta o un asteroide. È quanto sostiene il coautore dello studio Victor Sharygin, del Russian Academy of Sciences' Institute of Geology and Mineralogy. "Il meteorite che si è schiantato vicino il lago di Chelyabinsk è molto primitivo e appartiene alla famiglia dei condriti LL5: per molti meteoriti di questo tipo è abbastanza comune avere incontrato un processo di fusione prima di cadere a Terra", spiega il ricercatore.

I risultati delle ricerche effettuate negli ultimi mesi sono stati presentati alla conferenza geochimica Goldschmidt, tenutasi proprio a Firenze nei giorni scorsi.

Si stima che il meteorite possa essere stato largo 17 metri prima di esplodere con la forza equivalente di 30 volte quello della bomba nucleare sganciata su Hiroshima, durante la seconda guerra mondiale. La sua onda d'urto ha frantumato le finestre e danneggiato gli edifici in cinque regioni russe. Frammenti del meteorite sono stati trovati sparsi su una vasta area attorno a Chelyabinsk. Il pezzo più grande si pensa possa essere ora sommerso sul fondo del Chebarkul Lake, da dove gli scienziati, oggi, stanno cercando di riportarlo a galla. "Dei tanti frammenti che abbiamo analizzato solo tre campioni scuri hanno mostrato le prove di precedenti fusioni", continua Sharygin. "Purtroppo molti frammenti sono stati portati via dalle persone poco dopo l'impatto quindi è quasi impossibile stabilire le dimensioni reali del meteorite al momento dell'impatto".

Federica Vitale

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