Gli ultimi istanti del meteorite russo

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La provenienza del meteorite russo desta ancora qualche preoccupazione. Se alcuni ritengono che esso possa essere stato disintegrato da un Ufo prima di schiantarsi con il suolo terrestre, altri sostengono che fenomeni del genere, seppur rari, non sono impossibili dal verificarsi. Ma cosa accadde il 15 febbraio, pochi istanti prima dell'impatto con la Terra?

Il meteorite che ha colpito la città di Chelyabinsk aveva più di 100 anni. Dal momento in cui la sua luce ha rischiarato il cielo russo, studiare i video degli ultimi momenti del viaggio del meteorite è diventata la vera ossessione degli scienziati. L'obiettivo è quello di definirne l'origine e le modalità attraverso le quali possa essere giunto sulla Terra.

Per il momento, quel che è certo, è che esso provenga dalla fascia degli asteroidi localizzata tra Marte e Giove. Si stima che il suo peso si aggiri attorno alle 9 tonnellate, più grande quindi del meteorite che colpì Tunguska nel 1908. “Era piuttosto fragile”, rivela Pavel Spurný, un esperto di meteoriti presso l'Osservatorio Ondřejov, vicino Praga, e membro di uno dei team concentrati sull'analisi. Queste rivelano inoltre che la palla di fuoco abbia iniziato ad essere visibile quando si trovava a 92 chilometri dal suolo. E, 11 secondi dopo, ossia a 32 chilometri di altezza, sia esploso costretto dalla forza dell'impatto con l'atmosfera terrestre, che ne ha provocato il surriscaldamento. Di lì a poco la collisione e il danneggiamento di migliaia di case e il ferimento di mille persone, tra le quali diversi bambini.

Meteorite Chelyabinsk

Gli scienziati hanno letteralmente setacciato l'area innevata dopo l'impatto con Chebarkul, il nome attribuito al meteorite ereditato dalla cittadina sulla quale è precipitato. Fino ad oggi, sono stati trovati 50 pezzi della roccia spaziale, una delle quali pesa due chili. I campioni sono allo studio presso il Russian Academy of Science’s Vernadsky Institute of Geochemistry and Analytical Chemistry di Mosca. Gli esperti sostengo che il meteorite abbia prodotto un'energia cinetica a 20 chilometri di altezza nell'atmosfera ed abbia causato un'esplosione pari a 90 kiloton, la vera responsabile dei danni causati anche a distanza dal punto x. "Da quello che abbiamo visto in foto, il 'cratere' sembra più un buco che qualcuno ha tagliato nel lago con un'ascia”, dichiara Timothy Spahr, direttore dello Smithsonian Astrophysical Observatory’s Minor Planet Center di Cambridge, nel Massachusetts.

La Terra, come spiega Giovanni Peres, è soggetta a questi bombardamenti. Già dalle prime fasi dell'evoluzione del nostro sistema solare, questo susseguirsi di scontri ha provocato la formazione dei pianeti. Il problema, oggi, è che il pericolo di una collisione in un'area dove è presente un centro abitato è evidente. Tuttavia, le probabilità sono scarse poiché le zone popolate occupano meno spazio rispetto a quelle occupate dal mare. E sebbene il numero di impatti sia diminuito rispetto al passato, tali fenomeni possono aver luogo. Dove e quando non è sempre dato sapere.

Federica Vitale

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