Verdure nello spazio: la pipi' usata come fertilizzante

vegetali urina

Verdure e insalate fertilizzate con l'urina degli astronauti. È questo quello che potrebbe capitarvi nel corso di un ipotetico “banchetto spaziale” se mai, un giorno, doveste essere protagonisti di una missione verso la Luna o Marte.

Un sistema di fertilizzazione sviluppato presso il Centro aerospaziale tedesco di Brema che risponde all'appropriato nome bucolico di EDEN (Evolution & Design of Environmentally-closed Nutrition sources). Un progetto finanziato, inoltre, dall'Agenzia spaziale europea e che va ad unirsi ai precedenti tentativi di coltivazione in ambienti non terrestri.

Si tratterrebbe di un sistema di serre sviluppato per riutilizzare l'urina riciclata nella produzione di fertilizzanti. Una sorta di supporto alle colture biorigenerative organizzato per quelli che potrebbero essere i futuri habitat umani. Come è noto, infatti, missioni alla volta di Marte o della Luna sono in procinto di essere collaudate. Ma è il metodo di sostentamento dei futuri coloni ad essere complesso e a costituire un vero e proprio grattacapo per gli addetti ai lavori. “Uno dei nostri progetti è quello di testare un modulo serra nella stazione Neumayer III in Antartide, dove un team trascorre lunghi soggiorni invernali in totale isolamento per nove mesi di fila in un ambiente ostile”, spiega l'ingegnere Lucie Poulet.

Non dovrebbe mancare molto al collaudo della prima serra. Si ipotizza che già per il 2016 o 2017 l'esperimento possa essere avviato in Antartide. “Vogliamo trovare il modo di soddisfare le esigenze del gruppo, quando si tratta di frutta e verdura fresca, ma ciò ci permetterà anche di studiare l'influenza psicologica delle piante sulle persone in totale isolamento”.

Il tutto, quindi, in previsione dei viaggi interstellari o di lunga permanenza su altri pianeti. E, possibilmente, di nuove colonie umane sparse per il cosmo, dimostrando che un sistema di irrigazione delle piante è possibile in habitat terrestri come in quelli ostili dello spazio. “Naturalmente, i viaggi nello spazio sono interessanti di per sé, ma è altrettanto importante per noi essere coinvolti in questo progetto al fine di dimostrare come la nostra tecnologia sia essenziale per la ricerca scientifica”, conclude Christopher Steele, ingegnere presso Heliospectra, l'ente che si occupa della produzione delle luci a LED previste nel sistema.

Federica Vitale

Image Credit: DailyMail

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