Scoperta una galassia nana vicino alla Via Lattea

Milky-Way

Leo P è una galassia nana, una delle tante a creare il “vicinato” della nostra Via Lattea. La sua particolarità giace nel non aver mai interagito con altre galassie. E la sua scoperta, quindi, offre agli astronomi l'opportunità di osservare un oggetto cosmico il cui passato non è stato segnato da eventi galattici condivisi con altri oggetti simili.

"C'è stato un enorme aumento del numero di queste galassie vicine", afferma l'astronomo Alan McConnachie, del National Research Council Canada's Herzberg Institute of Astrophysics. "Ci sono state pochissime scoperte di nane che sono sospese in mezzo al nulla". E, negli ultimi anni, un contributo speciale nella ricerca di corpi celesti ancora ignoti o nell'esplorazione di più oscuri angoli dell'universo è giunto dal telescopio spaziale Hubble. Tra le scoperte effettuate di recente, i ricercatori hanno così potuto rilevare un considerevole numero di galassie lontane e come queste apparivano ai primordi, fino a 400 milioni di anni or sono.

"Si tratta del prodotto di un ambiente tranquillo, lontano da grandi galassie", sostiene Riccardo Giovanelli della Cornell University, uno degli astronomi che hanno contribuito alla scoperta di Leo P. E nella descrizione della galassia nana, ci si sofferma sulla presenza di stelle di nuova formazione e di una regione di gas ionizzato, indicativa a sua volta della presenza di una giovane stella. A differenza della Via Lattea, la quale ospita centinaia di miliardi di stelle, Leo P racchiude in sé un numero più esiguo di tali corpi celesti.

Leo-P

Essendo una galassia nana, Leo P sarebbe “molto sensibile alle cose che le stanno intorno. Le galassie nane in genere sono alterate e allontanate, vengono spogliate dei loro gas ", spiega McConnachie. "Quando osserviamo una galassia come Leo P, le probabilità sono di stare osservando il modo in cui una galassia nana dovrebbe apparire se fosse lasciata a sé stessa". Ecco spiegato il motivo per cui la galassia Leo presenta anche una “P”, il cui significato è associato a “incontaminato”. Mentre il nome effettivo si riferisce alla sua posizione, nelle costellazione del Leone, quando è osservata dal nostro pianeta. "Quindi, sono le grandi galassie come la Via Lattea a crescere attirando dentro di sé e cannibalizzando le galassie nane che si trovano troppo vicino; per questo, lo studio di piccole galassie può far luce sul modo in cui i giganti del cosmo sono divenuti quel che oggi effettivamente sono".

La storia di Leo P, dunque, è determinante per tutta una serie di studi e considerazioni. Sebbene difficili da individuare, le galassie nane come Leo P costituiscono un vero e proprio approdo solitario e lontano nell'universo. E la loro individuazione fornisce molte risposte ai perché della formazione di questi oggetti cosmici. Infatti, pare che le piccole galassie e le grandi posseggano “una specie di storia condivisa”, continua McConnachie. "Ma tutte [le nane] che vediamo hanno una sorta di stato troppo caotico per poter dirci qualcosa sulle proprietà intrinseche delle piccole galassie".

L'individuazione di Leo P giunge da molto lontano. Precisamente dall'Osservatorio di Arecibo, a Porto Rico, il quale ospita un telescopio radio che ha confermato le rilevazioni precedentemente effettuate dai telescopi ottici del Kitt Peak National Observatory, in Arizona. A quest'ultimo, infatti, si deve l'aver individuato le stelle della galassia nana. Un lavoro congiunto che, oggi, si rivela determinante per gli astronomi che, presto, potrebbero avere qualche nozione in più su eventuali oggetti simili che si nascondono nelle vicinanze.

Federica Vitale

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