Tutto quello che bisogna sapere prima di andare su Marte

Esa marte uomo

Portare l'uomo su Marte non è un'impresa semplice. Sebbene il pianeta rosso sia il più vicino a noi e anche il più simile rispetto a tutti quelli presenti nel sistema solare, il lungo tragitto e le condizioni che un essere umano troverebbe richiedono conoscenze e preparazione.

La missione simulata Mars 500, che si è conclusa a novembre 2011, ha tentato di capire come comportarsi prima, durante e dopo lo sbarco su Marte. Durante i 500 giorni di permanenza dentro la capsula per la simulazione, i sei astronauti hanno effettuato diverse prove. Ed ecco i primi risultati.

Non avendo stimoli esterni (tra cui la luce solare che manca di notte), a ricordare loro quando dormire gli astronauti hanno fatto affidamento sui segnali artificiali per regolare i loro modelli di sonno. L'astronauta Diego Urbina dell'Esa racconta: “Anche se ci fossero dei problemi con i modelli di sonno sempre fuori fase, è incredibile come il corpo umano possa adattarsi a una totale mancanza di Sole”.

Altri studi sulla missione Mars 500 hanno già dimostrato che la perdita di sonno e l'alterazione del ritmo sonno-veglia è una delle prime conseguenze di un viaggio su Marte. Per questo gli scienziati dell'Esa stanno cercando di trovare una soluzione per garantire agli astronauti una buona qualità del sonno. L'astronauta Luca Parmitano, durante il suo soggiorno di sei mesi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale di quest'anno, misurerà gli ormoni connessi al sonno. Più vicina a casa, ma allo stesso modo isolata, la ricerca in Antartide della base Concordia, che si sta occupando del monitoraggio dei modelli di sonno dei membri dell'equipaggio, costretti a vivere per quattro mesi in assenza di luce solare durante l'inverno polare. Per i direttori della missione, è importante capire come gli astronauti riposano in modo da poter essere pronti all'azione nei momenti chiave.

Altro problema è quello legato all'alimentazione. Secondo altri risultati emersi durante la missione simulata, il nostro corpi non assorbe il sale in queste condizioni. Per questa la dieta del 'marsonauta' dovrebbe essere strettamente controllata, in modo tale da consentire ai ricercatori di monitorare la quantità di sale consumata ed escreta ogni giorno.

A tal proposito, la PETA suggerisce che nelle future missione spaziali l'alimentazione più adatta sarebbe quella vegana.

Francesca Mancuso

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