Google Moon: la luna da vicino con un clic

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La Luna sempre più in dettaglio. La Nasa è impegnata su più fronti per scoprire i segreti celati dal nostro satellite naturale. E mentre le due sonde gemelle Grail A e Grail B tra due giorni entreranno nell'orbita lunare per esaminarne da vicino il sottosuolo, altri astronomi, dalla Terra, indagano. Ed in particolare quelli del Nasa Ames Research Center di Moffett Field, in California.

Grazie ai nuovi algoritmi messi a punto, infatti, gli esperti stanno tentando di tirare fuori quante più informazioni possibili dalle imperfette immagini ereditate dalla fotocamera Apollo installata a bordo delle navette Apollo 15, 16 e 17. Rielaborando i dati da esse forniti, gli esperti hanno trasformato le immagini in una mappa, una sorta di mosaico informativo e in 3D di una delle parti più rilevanti della Luna sotto il profilo dell'interesse scientifico, la cosiddetta Apollo Zone.

Le mappe sono il risultato di tre anni di lavoro dell'Intelligent Robotics Group (IRG) della Nasa, e possono essere ammirate sul NASA Lunar Mapping and Modeling Portal (LMMP) e su Google Moon, la funzionalità dedicata alla luna su Google Earth.

Le mappature dell'Apollo Zone Digital Image Mosaic (DIM) e del Digital Terrain Model (DTM) coprono circa il 18 percento della superficie lunare con una risoluzione di 98 piedi, circa 30 metri per pixel.

"La sfida principale del progetto Apollo Zone è stata quella legata ai dati molto vecchi, le immagini talvolta non erano nemmeno state acquisite in formato digitale", ha spiegato Ara Nefian, uno degli scienziati che ha partecipato al progetto. "Sono state catturate con la tecnologia che avevamo a disposizione più di 40 anni fa, con le posizioni delle telecamere spesso imprecise, ma rimesse a nuovo attraverso gli standard attuali."

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I ricercatori hanno superato la sfida con lo sviluppo di nuovi algoritmi in grado di generare automaticamente le mappe 2D e 3D. Ad esempio, le aree in ombra, che appaiono come macchie di pixel scuri o neri sono state automaticamente sostituite da pixel di colore grigio più chiaro.

"L'innovazione chiave che abbiamo fatto è stata quella di creare un mosaico di immagini completamente automatico e un sistema software di modellazione del terreno per le immagini orbitali", ha dichiarato Terry Fong, direttore del GRI.

L'obiettivo iniziale del progetto in realtà era quello di costruire grandi mosaici di immagini e mappe del terreno per supportare future esplorazioni lunari. Tuttavia, i progressi del progetto, come si legge in un nota sul sito della Nasa avranno anche un notevole impatto tecnologico di lunga durata sulle esplorazioni nello spazio.

"Gli algoritmi sono molto complessi, per cui ancora non si applicano necessariamente a settori come quello della robotica, ma sono estremamente precisi ed accurati", spiegano gli esperti. "Si tratta di una valida soluzione tecnologica quando si ha a che fare con dati insufficienti”.

Infine, i risultati raggiunti con tali algoritmi potranno essere utili per le future missioni di ricognizione e per la mappatura dei cosiddetti NEOs (Near Earth Objects) come le comete e gli asteroidi attratti dalla gravità dei pianeti vicini. Con questi algoritmi, anche le immagini imperfette di un NEO potrebbero essere trasformate in dettagliate mappe 3D in grado di aiutare i ricercatori a comprendere meglio le caratteristiche.

Francesca Mancuso

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