Inverni rigidi? È colpa della radiazione solare

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Inverni freddi o caldi nell'emisfero Nord del pianeta? A deciderlo, in un certo senso, è il sole che con la sua attività influenza in maniera determinante la rigidità dei mesi invernali in Europa e nel Nord America. È quanto sostiene un team di esperti britannici che fanno capo al Met Office Hadley Centre.

Secondo i ricercatori, l'influenza delle variazioni dell'irradiazione solare sul clima della superficie terrestre è stata più volte suggerita, sulla base di correlazioni tra la variabilità solare e quella meteorologica. In particolare, deboli venti occidentali sono stati osservati in inverno con un sole meno attivo, per esempio nella fase minima degli 11 anni di un intero ciclo solare. Stando al modello climatico proposto, che ha analizzato anche ciò che avviene negli strati alti dell'atmosfera, se le misure aggiornate di irradiazione solare ultravioletta sono corrette, la bassa attività solare degli ultimi anni ha provocato i rigidi inverni registrati nel nord Europa e negli Stati Uniti, e gli inverni miti nel sud Europa e in Canada.

I dati dell'irradiazione solare presi in esame riguardano il periodo dal 2004 al 2007 e sono stati forniti dallo Spectral irradiance monitor (Sim) presente a bordo del satellite Sorce dalla Nasa e lanciato nel 2003. Gli esperti hanno poi focalizzato la loro attenzione sul recente minimo solare, avvenuto tra il 2008 e il 2010, in cui furono registrati inverni molto freddi negli Stati Uniti e in alcune regioni d’Europa.

Dicono gli esperti del Met Office: “Considerando il ciclo solare, i nostri risultati possono contribuire a migliorare le previsioni climatiche per il decennio nelle regioni extratropicali densamente popolate”.

La nostra ricerca conferma il legame tra la variabilità solare osservata e il clima invernale in alcune zone”, ha spiegato Sarah Ineson, principale autrice dello studio. “Mentre i livelli di UV non sono in grado di fornirci indicazioni climatiche giornaliere – continua – forniscono una prospettiva interessante sulle previsioni degli inverni, per mesi e addirittura anni a venire”.

La ricerca è stata pubblicata su Nature Geoscience.

Francesca Mancuso

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