Sonda Dawn: svelati alcuni dei segreti dell'asteroide Vesta

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Il veicolo spaziale Dawn di proprietà della Nasa è entrato nella prima delle quattro orbite previste attorno all’asteroide Vesta ad un’altezza di 16 mila chilometri. Quota che, progressivamente, si abbasserà. La sonda è il primo oggetto ad orbitare nella fascia principale degli asteroidi e la sua missione è volta all'acquisizione e all'approfondimento delle conoscenze scientifiche intorno questi corpi celesti. L’evento è accaduto a 188 milioni di chilometri dal nostro pianeta dopo che il veicolo fu lanciato ben quattro anni fa, il 27 settembre 2007.

L'interesse attorno a Vesta è nato poiché è risultato essere l'oggetto più luminoso nella fascia degli asteroidi visibili dal nostro pianeta. Inoltre, si sostiene che proprio questo asteroide possa essere la fonte del considerevole numero di meteoriti che periodicamente entrano in contatto con la Terra. Tuttavia, l’operazione della sonda Dawn era ad alto rischio per due motivi. Il primo è che, per effettuare l’inserimento in orbita attorno ad un corpo celeste, occorre conoscerne le dimensioni e la massa. Dati questi solo stimati nel caso di Vesta, visto che di questo asteroide si hanno solo informazioni grazie alle osservazioni del telescopio spaziale Hubble. Il secondo problema riguardava il propulsore ionico della sonda che, sebbene già collaudato in passato dalla missione interplaneteria Deep Space-1, nelle ultime settimane aveva dato non pochi problemi.

Le prime immagini che ci giungono dalla sonda ritraggono i primi dettagli della superficie da una distanza di 5.200 chilometri. L'asteroide gira sul suo asse una volta ogni cinque ore e 20 minuti, ciò vuol dire che altre immagini giungeranno con una frequenza che renderà possibile l'analisi approfondita del resto della superficie dell'oggetto. Lo ricordiamo, Vesta fu scoperto da Heinrich Wilhelm Olbers nel 1807.

"Le immagini e i dati che abbiamo ricevuto ci stanno facendo scoprire un nuovo mondo. Vesta infatti non sembra proprio essere un grande roccia come gli altri asteroidi finora osservati, ma è un corpo complesso, con unita geologiche differenziate ed alcune strutture superficiali mai viste prima su altri satelliti del nostro Sistema Solare". A spiegare l'eccezionalità della missione della sonda della Nasa è Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell'Agenzia Spaziale Italiana.

A bordo di Dawn, lo strumento che ha reso possibile la rilevazione di queste preziose immagine. Di produzione italiana, VIR-MS (Visible and Infrared Mapping Spectrometer) è stato realizzato da Selex Galileo, sotto la guida dell'Inaf. “Si tratta di una tecnologia per gli studi dei pianeti che ha una lunga storia perché il primo spettrometro ad immagini si realizzò a partire dal 1997 per la missione Cassini ancora in corso attorno a Saturno. E sarà imbarcata anche sulle prossime missioni verso Giove e Mercurio della Nasa e dell’Esa”, chiarisce Flamini.

Oltre allo spettrometro, gli strumenti di Dawn includono un rivelatore di raggi gamma e neutroni. Questo utilizza 21 sensori con un campo molto ampio di vista per misurare l'energia propria delle particelle subatomiche emesse nella parte superiore dell'asteroide.

Tra gli obiettivi di Dawn, anche quello di esplorare e operare delle misurazioni non solo su Vesta, ma anche su Cerere, attraverso un trasmettitore radio in collegamento con la Terra. Le variazioni rilevate dagli astronomi, collegate con quelle di Dawn, forniranno informazioni sulla massa distribuita in ogni campo di gravità.

Indagare gli asteroidi è determinante per conoscere le origini del sistema solare, poiché questi corpi non sono stati alterati dal tempo. Cere, con il suo diametro di 960 chilometri, è il più grande di questi corpi. Dopo la riclassificazione del sistema planetario, Plutone è stato cancellato dall’elenco per essere definito oggi come pianeta nano, proprio alla stessa stregua di Cerere. Vesta non è abbastanza grande per appartenere a questa categoria, ma è comunque definito proto-pianeta, essendo i suoi passi formativi simili ai comuni pianeti, quali Marte, Venere, Mercurio e la stessa Terra.

Sono occorsi quattro anni e 2,8 miliardi di chilometri alla sonda per raggiungere il suo obiettivo. Chris Russell, ricercatore presso UCLA, afferma: "Ci siamo chiesti se Vesta possa essere considerato il più piccolo pianeta terrestre. Le ultime immagini giustificano effettivamente tali aspettative. Esse mostrano che molti processi erano attivi un tempo sulla superficie di Vesta e questo fornisce ampie prove sulle aspirazioni planetarie di Vesta”.

Oggi celebriamo un incredibile passo avanti con l’entrata in orbita per la prima volta di un veicolo spaziale intorno ad un corpo della grande fascia degli asteroidi”, evidenzia l’amministratore della Nasa Charles Bolden. “Le ricerche di Dawn dell’asteroide Vesta segneranno un passo avanti nella conoscenza di questi corpi e aiuterà ad aprire la strada verso le future esplorazioni umane. Il presidente Obama intende mandare astronauti verso un asteroide per il 2025 e Dawn raccoglierà dati importanti per raggiungere questo obiettivo.

E a noi non resta che attendere che Dawn ci regali altre sorprendenti immagini.

Federica Vitale

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