Campi magnetici: forse nelle stelle di classe O

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Questa volta sarà l'Olanda protagonista sul palcoscenico astronomico con un nuovo ed originale studio dell'Università di Amsterdam che si propone di esplorare i campi magnetici di bizzarre stelle appartenenti alla categoria O. Questo tipo di corpi celesti si caratterizza per lo spettro quasi del tutto invisibile. Questa caratteristica è dovuta ad un insufficiente numero di atomi con elettroni che, in contesti regolari, dovrebbero produrre visibili linee cromatiche.

L'evidenza di campi magnetici di questo tipo è riscontrabile tramite la radiazione di sincrotrone. Questo è il nome che viene dato alla radiazione elettromagnetica emessa da una particella carica che percorre con velocità relativistica una traiettoria curva. La luce emessa varia al variare dell'irraggiamento della potenza. A seconda dell'energia della particella il massimo dell'emissione si ha nell'infrarosso, nel visibile, nell'ultravioletto o nei raggi X.

In astronomia, questa comportamento fu rilevato nel 1956 da Geoffrey Burbidge nei jet M87 e tale teoria è stata usata sin da quell'epoca per spiegare l'emissione nelle magnetosfere planetarie, nelle supernovae e nei buchi neri. Stelle della classe O suggeriscono la possibilità che queste possano contenere campi magnetici. Studi precedenti hanno anche dimostrato che i venti stellari variano a seconda della rotazione.

Il team di Roald Schnerr, autore dello studio, ha cercato di analizzare la radiazione proveniente da questo tipo di stelle. A tal proposito sono state scelte cinque stelle, ognuna dotata di venti variabili. Usando il Westerbork Synthesis Radio Telescope, si è proceduto a cercare segnali proveniente da questi corpi. È stato possibile osservare solo tre delle cinque stelle prescelte, e solo una di queste, ξ Persei, ha dimostrato di possedere uno spettro non termale.

Il passo successivo è stato quello di appurarne l'origine. ξ Persei è nota per essere un 'stella fuggiasca'. Stelle della stessa specie hanno velocità variabili intorno ai 30-200 km/sec. Gli scienziati ritengono che una curva creata da questo movimento possa essere la risultante di velocità sufficientemente sostenute. Ma ancora non è possibile stabilire se ξ Persei abbia le caratteristiche necessarie per determinare simili comportamenti. Quel che è sicuro è che lo studio degli astronomi olandesi sarà determinante in futuro per sviluppare modelli sulle attività delle stelle.

Federica Vitale

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