La lunga vita dello Shuttle Discovery

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Lo Space Shuttle Discovery è tornato a casa. Conserva della sua storia una serie di traguardi e di primati che ne fanno la navicella spaziale più longeva. Cosa ne sarà di lui lo sapremo solo il 12 aprile quando, a quasi trent’anni dal suo primo lancio, Charles Bolden, amministratore della Nasa dal 2009, comunicherà le destinazioni finali tra quelle scelte per l’esposizione delle tre navette americane. Ma facciamo un passo indietro e scopriamo le date e le cifre salienti della carriera dello shuttle.

Il primo lancio del Discovery ebbe luogo il 30 agosto 1984. Sono trascorsi 26 anni e mezzo da quel giorno, ma la navetta non ha perso il suo smalto e non smette di affascinare. Fino all’ultima missione, la STS-133, conclusasi senza intoppi, che ha traghettato in orbita il modulo italiano Leonardo ed il primo robot umanoide Robonaut 2.

Il Discovery è il terzo orbiter ad aver raggiunto lo spazio. Le missioni portate a termine sono state ben 39. Gli astronauti che hanno viaggiato sulla navetta, contraddistinta dalla sigla OV-103, sono stati 246. Il tempo totale speso in orbita in questi 26 anni si aggira a quasi un anno solare, precisamente 365 giorni, 12 ore, 53 minuti e 34 secondi. Le orbite collezionate dalla navicella sono state 5830 con un totale di miglia percorse che ammonta a 148 milioni, quasi 238 milioni di chilometri.

Al Discovery si deve l’incarico di aver portato in orbita, oltre a 31 satelliti, quello forse più famoso, il telescopio spaziale Hubble con la missione STS-31. Il telescopio Hubble ha svelato, e continua a farlo, numerosi segreti dello spazio profondo grazie alle sue suggestive fotografie.

Lo Shuttle si è evoluto con il tempo. La sua tecnologia e la consapevolezza del cosmo sono cresciuti di pari passo. È stato un lavoro corale, svoltosi da terra e tramite i satelliti in orbita. Questa collaborazione tra uomo e tecnica ha portato a rendersi conto di quanto ruoti intorno a noi, dalla miriade di corpi celesti agli strumenti ultra hi-tech.

Molti i primati del Discovery. Con lui hanno viaggiato la prima astronauta donna ad aver pilotato una navetta spaziale; l’uomo più anziano a volare nello spazio, l’astronauta John Glenn di 77 anni; il primo spacewalker afro-americano ad aver effettuato una passeggiata spaziale e, infine, il primo membro del Congresso ad essere annoverato come componente dell’equipaggio, l’allora senatore dello Utah Jake Gam.

Il Discovery ha anche avuto l’arduo compito di riportare l’uomo nello spazio dopo le due sciagure del Challenger, nel 1986, e del Columbia nel 2003, di cui si persero le trace in fase di rientro. Con la fine della Guerra Fredda, e con il comune intento di avventurarsi insieme nel cosmo, gli Usa e la Russia unirono le proprie forze. Lo shuttle ospitò quindi il primo astronauta russo ad aver accesso su di una navetta americana. Il suo nome era Sergei Krikalev e la missione ebbe inizio nel febbraio 1994. Da allora e dopo il primo incontro con la russa Mir Space Station, furono numerose le collaborazioni e gli agganci tra Russia e Stati Uniti sull'Iss.

Alla luce del suo passato, il Discovery non ha tradito il suo nome. Ereditato dalla nave sul quale viaggiava il capitano Cook e da quello di altre imbarcazioni che effettuarono il mitico passaggio a nord-ovest, lo Shuttle OV-103 ha esplorato lo spazio e lo ha fatto scoprire a chi lo seguiva da terra. Per gli appassionati, dunque, non resta che aspettare la sua futura ed ultima destinazione, quella che sarà alla portata di tutti, forse in un museo, ma che continuerà a far sognare e immaginare lo spazio un po’ più da vicino.

Federica Vitale

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