La nube di Oort: quel nascondiglio misterioso di comete e alieni

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E se gli alieni giungessero dalle stelle? Potrebbe anche darsi il caso che nostri simili vivano parallelamente su Alpha Centauri. È ormai risaputo di quanto l’argomento affascini gli scienziati e di come essi lavorino senza sosta per cercare di dare una provenienza ad altre possibili forme di vita. L’ultima scoperta porta l’affascinante nome di 'Alien Comet Zone', la zona della cometa aliena.

Di cosa si tratta. Questa zona dell’universo è meglio nota come ‘Nube di Oort’, dal nome dell’astronomo olandese Jan Oort che per primo ne intuì l’esistenza. Per lo scienziato, questa nube rappresentava un vero e proprio nascondiglio che inglobava una moltitudine di comete. La sua forma è sferica ed è posta tra i 20 mila e i 100 mila UA dal Sole, ossia 2400 volte la distanza tra il Sole stesso e Plutone. La temperatura è prossima allo zero.

Quando la gravitazione delle comete è perturbata, queste vengono letteralmente scagliate all’interno del sistema solare, senza una direzione ben precisa e predeterminata e ad una frequenza non definita. Questa nube non è mai stata osservata perché troppo lontana e buia perfino per i più moderni e sofisticati telescopi odierni e sembra sia proprio da essa che giungono comete come Hale-Bopp e Hyakutake.

Hal Levinson, del Southwest Research Institute del Colorado, spiega come le simulazioni fatte al computer mostrino che il Sole, alla sua prima apparizione nell’universo, abbia "attratto alcune comete dalle stelle vicine", forse "per la sua vicinanza a questi giovani corpi celesti".

Quindi, la comune teoria sostiene che le comete presenti nel sistema solare siano originarie della formazione planetaria. Levinson stima la presenza di 400 milioni di comete all’interno della nube di Oort e tutte strettamente collegate al Sole. Inoltre, si ritiene che le comete presenti in questa ‘zona aliena’ posseggano un periodo orbitale molto lungo. Ipotesi che fa supporre una loro provenienza da altre stelle.

Se tale tesi fosse concreta, potrebbe fornire agli astrofisici una composizione chimica delle stelle nate insieme alla formazione del Sole. E, invece di inviare delle sonde per prelevare dei campioni, occorrerebbe solo attendere che questi ci giungano sulla scia di qualche cometa.

Inoltre, ciò avallerebbe la teoria dell’esogenesi, secondo la quale le primordiali forme di vita vennero trasportate proprio dalle stelle. Questo nuovo modello, infatti, confermerebbe come la biochimica aliena possa interscambiarsi tra i corpi celesti.

Federica Vitale

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