Diete del futuro: per dimagrire la la pillola del pasto immaginario

dieta pillola

Una pillola per dimagrire. Dopo le feste natalizie, sentir parlar di dieta sembra quasi rassicurante, se non ovvio. Ma se questa è resa più semplice grazie ad un nuovo farmaco, le nostre fatiche (nonché i sensi dicolpa) possono "tranquillizzarsi". Sì, perché si tratta di una pillola il cui compito è letteralmente quello di “ingannare” il corpo, facendogli credere di aver mangiato un pasto soddisfacente.

La nuova “dieta” si deve ai ricercatori del Salk Institute di La Jolla, in California. Questi hanno creato un composto chiamato fexaramine, che funziona in modo diverso rispetto ad altri farmaci per dimagrire. Diversamente dagli integratori, che accelerano il metabolismo o agiscono da “soppressori” dell'appetito, questa nuova pillola rimane nell'intestino e sembra causare meno effetti collaterali. Almeno fino a prova contraria. Agendo come un vero e proprio "pasto immaginario". "Invia gli stessi segnali che normalmente si verificano quando si mangia molto cibo”, spiega Ronald Evans, direttore del Gene Expression Laboratory del Salk e autore della ricerca. “Ma non ci sono calorie e nessun cambiamento nell'appetito".

Lo studio è stato eseguito sui topi. Dopo aver registrato un aumento di peso, si è evidenziato anche un abbassamento del colesterolo. L'obiettivo dell'istituto californiano, ora, è quello di proseguire le ricerche anche clinicamente. Evans ed il suo team sono concentrati da oltre due decenni sull'analisi del recettore farensoid X (FXR), una proteina in parte responsabile del modo in cui il corpo rilascia gli acidi biliari dal fegato, digerisce i grassi e gli zuccheri alimentari e li immagazzina. In pratica, il nostro corpo “accende” FXR all'inizio di ogni pasto. Il recettore, quindi, innesca il rilascio degli acidi biliari che aiutano la digestione, ma modificano i livelli di zucchero nel sangue e bruciano i grassi.

Sono diverse le case farmaceutiche da tempo impegnate nello sviluppo di un farmaco che attivi FXR, ma tali farmaci hanno dimostrato di avere anche troppi effetti collaterali. I ricercatori, dunque, hanno cercato di elaborarne uno che attivi il recettore solo nell'intestino, evitando la contemporaneità nel fegato, nei reni e nelle ghiandole surrenali. Dopo un trattamento di cinque settimane, la pillola ha prodotto sui topi un aumento della temperatura corporea, che ha di fatto accelerato il metabolismo determinante per la maggiore o minore velocità di perdita o acquisizione di peso.