Dagli zuccheri nuovi passi verso il vaccino contro l’AIDS

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Trovata una parte di virus HIV che si conserva nella miriade di varianti del virus, cosa che ha reso finora impossibile progettare un vaccino efficace. A dare la notizia un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford (UK) in collaborazione con lo Scripps Research Institute a La Jolla (California, USA) e Ragon Institute a Boston (Massachusetts, USA), i quali hanno dimostrato come la catene di carboidrati che si trovano all’esterno del resto del virus, altamente variabile, sono invece le stesse. Questa scoperta apre la strada allo sviluppo di un vaccino basato proprio su quelle catene. Il lavoro è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).  

Le difficoltà che la ricerca incontra nel disegnare un vaccino contro l’AIDS nascono essenzialmente dall’estrema variabilità del virus HIV responsabile della malattia. Per dare una misura di questa mutabilità, Chris Scanlan, leader della ricerca e membro del Dipartimento di Biochimica dell’Università di Oxford, afferma che "ogni anno riformuliamo il vaccino contro l’influenza perché ogni anno il virus è diverso da quello precedente. Eppure si può notare più variabilità virale in un solo paziente di HIV in un solo giorno che in un’intera stagione influenzale in tutto il Regno Unito”. 

Trovare una parte di virus che resta conservata è dunque un grande passo avanti, perché consente di progettare una molecola che susciti la risposta immunitaria a partire da qualcosa che non cambia anche se cambia il resto dell’agente patogeno, e che oltretutto si trova all’esterno del virus e quindi a diretto contatto con le nostre difese naturali.

Siamo cautamente ottimisti che questa ricerca possa portare ad un nuovo promettente approccio al vaccino contro l’AIDS - continua l'esperto - Abbiamo trovato qualcosa che non cambia in nessuna delle varianti del virus HIV, dagli Stati Uniti all’Uganda, ed è qualcosa che può essere preparato e prodotto”. Da sottolineare inoltre come le catene di carboidrati sono completamente diverse da quelle presenti nelle nostre cellule e questo consente una totale discriminazione nella strategia di formulazione del vaccino. 

I ricercatori hanno inoltre dimostrato come gli attuali vaccini anti AIDS, che si sono rivelati fallimentari, non mimavano adeguatamente questa componente del virus, il che lascia ulteriori speranze che questo nuovo approccio possa funzionare. “È possibile forzare il sistema immunitario a prestare particolarmente attenzione alle strutture di carboidrati. Alcuni vaccini anticancro attualmente in fase di sviluppo usano questo approccio per esempio”, ribadisce ancora Scanlan.  

Il team ha già dimostrato come sia possibile modificare una linea cellulare umana per renderla in grado di produrre la proteina del virus HIV chiamata gp120, contenente le corretta sequenza di carboidrati. Questo è un approccio possibile per produrre il futuro vaccino, ma i ricercatori stanno anche progettando tecniche di sintesi di queste strutture in presenza di un coadiuvante, ovvero di un fattore che incrementa la risposta immunitaria.

Roberta De Carolis

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