Una zanzara speciale per combattere la malaria

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Un altro colpo della scienza che forse potrebbe portare un giorno alla totale scomparsa della malaria. Arriva infatti dall’Università dell’Arizona (USA) una speciale zanzara, frutto delle moderne tecniche di ingegneria genetica, in grado di distruggere il Plasmodium, nelle sue quattro specie diverse, causa della grave malattia, che ancora oggi colpisce circa 250 milioni di persone all’anno nel mondo. La ricerca è stata pubblicata su Public Library of Science Pathogens

La malaria è una seria infezione veicolata da una particolare specie di zanzara chiamata Anofele, in grado di ospitare nel suo intestino una media di 40 parassiti. Il sistema immunitario dell’insetto non è però perfettamente in grado di distruggerli tutti, e alcuni migrano nelle ghiandole salivari, cosicché, quando la zanzara punge un essere umano per succhiargli il sangue necessario a nutrire la prole, gli trasmette i parassiti sopravvissuti. La genetica di questa infezione è molto complessa, ma in linea di principio non c’è nulla che impedisca all’Anofele di distruggere tutti i plasmodi. 

Da questo l’idea dei ricercatori dell’Arizona: incrementare l’attività del sistema immunitario e digerente dell’insetto, per renderlo capace di distruggere tutti i plasmodi presenti nel suo intestino, impedendo così la trasmissione all’uomo durante le punture. In particolare gli scienziati si sono concentrati sul gene Akt, che influenza la durata della vita della zanzara ed è coinvolto nel metabolismo dell’insulina. I risultati hanno mostrato che negli insetti ingegnerizzati in questo modo non vi era traccia di plasmodi. 

Quello che loro hanno fatto è stato mirare ad un passaggio chiave nell’insieme dei segnali dell’insulina ed esprimerne una forma attiva nell’intestino” afferma Mark Brown, dottore dell’Università della Georgia affine a questo tipo di ricerche, in merito alla scoperta dei laboratori dell’Arizona. Tuttavia, come in effetti Akt distrugga la malaria non è ancora stato chiarito. 

Siamo sorpresi di come questa tecnica lavori bene – dichiara Michael Riehle, coautore dello studio - Stiamo sperando di vedere qualche effetto sulla velocità di crescita delle zanzare, sulla durata della loro vita e sensibilità ai parassiti. Ma è stato grandioso vedere che il nostro metodo ha bloccato completamente il processo di infezione”. 

Se questi risultati saranno confermati l’idea è quella di 'immettere' questa zanzara nell’ambiente, per consentire la diffusione del gene anti-malaria. Anche se per Riehle "siamo ancora ad una decade dalla possibilità concreta di rilasciare l’insetto”, in quanto, benché l’Anofele ingegnerizzata possa accoppiarsi con altri individui della specie e propagare in tal modo la capacità di distruggere il plasmodio, i ricercatori stanno studiando un metodo più efficace e rapido per arrivare allo stesso risultato. In realtà i laboratori di tutto il mondo si stanno attivando per risolvere questo problema, ma attualmente non ne è stata ancora individuata alcuna soluzione. 

Roberta De Carolis

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