Quel gene che allunga la vita

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Dall’University of Massachusetts Medical School (USA) arriva la notizia che DAF-16d e DAF-16f, due proteine controllate dal gene DAF-16, hanno un ruolo fondamentale nella regolazione della durata delle vita nel parassita vermiforne chiamato Caenorabditis elegans, che infesta un gran numero di animali e di piante. La ricerca è stata pubblicata su Nature

I geni DAF controllano la formazione delle larve di questi parassiti, e in particolare il DAF-16, coinvolto nel metabolismo dell’insulina e dei lipidi e nella risposta allo stress, influenza anche la durata della vita nell’adulto. Era già noto come la proteina DAF-16a, codificata da questo tipo di geni, giocasse un ruolo chiave nel controllo della longevità, ma oggi sappiamo che esistono altre sue isoforme (ovvero proteine quasi del tutto analoghe), chiamate DAF-16c e DAF-16d che coadiuvano questo processo. La scoperta costituisce dunque un notevole passo avanti verso la completa comprensione del meccanismo dell’invecchiamento e potrebbe condurre un giorno a trovare reali terapie contro le malattie tipiche dell’età, come l’Alzheimer, il diabete e il cancro

Per dimostrare l’effetto delle isoforme c e d, i ricercatori ne hanno incrementato artificialmente l’espressione, e hanno osservato successivamente che il C. elegans così ingegnerizzato viveva più a lungo. Esperimenti ulteriori hanno poi rivelato che il parassita era più resistente allo stress da alta temperatura ed era capace di immagazzinare un quantitativo superiore di grasso.

Finora la ricerca si è concentrata sulle isoforme DAF-16a e DAF-16b. Oggi noi siamo in grado di dimostrare che queste, da sole, non sono sufficienti alla regolazione della durata della vita. D’ora in poi ogni discussione sull’invecchiamento dovrà includere anche le varianti c e d”, afferma Heidi A. Tissenbaum, leader della ricerca. 

Poiché  il gene DAF-16 del C elegans è omologo al FOXO nei mammiferi, questa scoperta può fornire indicazioni sul meccanismo dell’invecchiamento negli esseri umani. “La comprensione di tutte le vie metaboliche controllate da DAF-16 – continua Tissenbaum - ci darà l’opportunità di comprendere il processo di invecchiamento sia a livello cellulare che complessivo dell’organismo. Quando gli anni avanzano, ad un certo punto, accade qualcosa che scatena l’inizio di malattie legate all’età. Se riusciamo a capire quali sono questi segnali, potremo in futuro anche trovare il modo di bloccare l’inizio di cancro, diabete e Alzheirmer”. 

Il prossimo passo sarà quello di cercare di capire se l’incremento 'artificiale' della vita del parassita può condurre a problemi di salute, ovvero se allungare la vita va di pari passo o no con la salute dell’organismo. “Noi stiamo allungando la vita, ma non conosciamo l’effetto che questo farà -conclude Tissenbaum- Dobbiamo capire se allungare la vita è allungare la parte sana della vita”. Una sfida alla quale tutto il mondo scientifico assisterà.

Roberta De Carolis

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