Trovato il gene che accende il cancro al rene

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È stato individuato il gene che, se spento, favorisce lo sviluppo di un pericoloso tipo di cancro al rene. A dare la notizia un gruppo di ricerca del Mayo Clinic's campus in Florida (USA), i quali suggeriscono anche che alcune molecole in fase di sperimentazione per altri tipi di tumore potrebbero riaccendere il gene fermando la malattia. 

Esistono diversi tipi di cancro al rene, tra i quali il carcinoma renale a cellule chiare (ccRCC) rappresenta il 3% dei tutti i tipi di cancro negli USA, ma è il sesto nella triste graduatoria delle cause di morte, non essendoci attualmente - dicono gli oncologi - trattamenti realmente efficaci. Adesso sappiamo, grazie ai ricercatori del Mayo Clinic’s, che le cellule tumorali di ccRCC possiedono il gene chiamato GATA3 spento. 

Il GATA3 era già noto per essere coinvolto anche nel cancro al seno, con un meccanismo analogo poiché la sua espressione risulta sempre meno consistente con l’avanzare della malattia. Tale gene è anche essenziale per lo sviluppo di un tipo di cellule del sistema immunitario, chiamate T, e dei reni durante la formazione dell’embrione.  

Si sa poco circa il suo ruolo nei tumori del rene – afferma John Copland, leader dello studio - ma oggi sappiamo che GATA3 regola l’espressione di altri geni critici nello sviluppo di questa malattia, e la sua disattivazione sembra essere cruciale nella crescita di questo e di altri tipi di tumore”. 

Nel 2003 Copland e il suo team avevano dimostrato che il soppressore tumorale noto come TßRIII non era espresso nei tessuti di cellule cancerose per ccRCC, e che esprimendolo nuovamente in laboratorio le cellule tumorali morivano. Nell’ultimo studio i ricercatori hanno visto invece che tutti i pazienti malati di questa pericolosa forma di tumore avevano perso l’espressione sia di TßRIII che di GATA3 e hanno successivamente compreso il meccanismo: GATA3 controlla positivamente l’espressione di TßRIII, cosicché una disattivazione del primo comporta la disattivazione anche del secondo. 

La scoperta ha avuto subito un risvolto terapeutico, perché esistono già due farmaci disegnati proprio per evitare che il tumore spenga geni con il GATA3. Il tumore, infatti, provoca instabilità genetica, e uno dei risultati è l’attivazione di due enzimi, altrimenti silenti, noti come metiltransferasi e istone deacetilasi, che catalizzano l’introduzione e la rimozione di alcuni gruppi chimici responsabili della disattivazione dei geni interessati.

Il farmaco che inibisce la deacetilazione, in particolare, è già inserito nel programma di sperimentazione di altri tipi di tumore, e i risultati dimostrano che esso è in grado di favorire il ripristino di GATA3, anche se deve essere ancora testato su modelli animali per il cancro al rene prima di provarne l’efficacia sugli esseri umani affetti da questo particolare tipo di malattia.  

Adesso che ci è noto come TßRIII non sia espresso nel tumore al rene, potremo, almeno in linea teorica, riattivare il gene agendo su GATA3, attraverso gli inibitori della metiltransferasi e della deacetilasi”, conclude Copland.

Roberta De Carolis

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