Melanoma: trovate le 'cellule zero'. Aperte nuove terapie per la cura

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Trovate le 'cellule zero' che causano il melanoma. La ricerca è firmata dai ricercatori della Stanford University School of Medicine in California, e verrà pubblicata nel prossimo numero della rivista Nature.

Negli ultimi anni, tuttavia, sono state individuate le 'cellule zero' di molti tumori: sono le staminali che ne causano la crescita, poichè riproducendosi danno vita a nuove cellule malate. E sempre le staminali vanificano l'efficacia dei farmaci che neutralizzano la massa neoplastica, formando un nuovo tumore, spesso più maligno del primo.

La scoperta della Stanford University potrebbe dunque spiegare perché le attuali cure contro il più letale dei tumori alla pelle non offrono i risultati sperati, e indirizzare gli esperti verso nuove terapie più efficaci.

I ricercatori americani hanno identificato le cellule zero del melanoma grazie ad una loro peculiarità: la molecola CD271. Trapiantando in alcune cavie da laboratorio queste cellule, gli studiosi hanno infatti verificato come gli animali si siano ammalati di melanoma. Nelle staminali che portano l’etichetta CD271, invece, pare si sia osservata la mancanza delle etichette molecolari TYR, MART e MAGE, che sono i più comuni bersagli terapeutici di farmaci anti-melanoma oggi in uso.

"Ecco perché questi farmaci non ce la fanno a eradicare la malattia- ha commentato Alexander Boiko, autore dello studio- non riescono a colpire il cancro alla radice perché le staminali sono immuni alle terapie. Grazie a questa scoperta potremo dunque studiare nuovi farmaci che le distruggano".

Inoltre, dopo l’annuncio al congresso di oncologia di Chicago del primo farmaco contro il melanoma da 30 anni a questa parte (ipilimumab), sono state lanciate le prime sperimentazioni su altri medicinali basati su particolari caratteristiche molecolari del tumore del paziente. Dagli ultimi studi, è pertanto emerso che "i melanomi che hanno una mutazione al livello del gene B-Raf, sono sensibili a farmaci che bloccano la proliferazione cellulare e ne determinano la morte".

"In particolare l’utilizzo di questi farmaci nei pazienti portatori la mutazione B-Raf ha dato risultati così eclatanti che dopo la fase I e l’inizio della fase II, è stato deciso di passare direttamente alla fase III della sperimentazione multicentrica", ha spiegato Alessandro Testori, responsabile dell’Unità Melanoma dell’Istituto europeo di oncologia di Milano. "I melanomi con la mutazione B-Raf- ha aggiunto poi lo specialista- sono il 90 per cento del totale e i farmaci sotto sperimentazione sarebbero attivi nel 50-60 per cento di questi. Ma per avere i risultati della sperimentazione dovremo attendere circa un paio d’anni, mentre vorremmo concludere l’arruolamento dei pazienti in una decina mesi".

Augusto Rubei

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